Il mercato internazionale dell’orologeria di alta gamma, come tanti altri segmenti maturi, fa i conti con la contrazione del potere di acquisto della classe media occidentale e con la crescita – fisiologica ma non più esplosiva – della classe media orientale, con una conseguente stagnazione della fascia di prezzo più ampia della “bella orologeria”, che va dai 5mila ai 10mila euro. Tra crisi strutturale e nuove opportunità, vi sono una dozzina di marchi – Rolex su tutti, Patek Philippe e Audemars Piguet sulla fascia di budget superiore e un’altra manciata di brand a seconda del proprio target di riferimento – che godono dell’eccellente lavoro fatto negli ultimi anni sia dal punto di vista del prodotto, che del marketing e, soprattutto, delle lungimiranti logiche distributive mondiali: meno punti vendita, meno prodotti, meno sconti. Mentre, per il resto, tranne altre rare eccezioni, vi è una preoccupante navigazione a vista che, come si dice, cerca di far “passare la nottata”.

Di fronte a un quadro così complicato si riscontra una interessante dinamica commerciale che ormai ha attecchito anche nel settore delle lancette di lusso: punti vendita tradizionali, rappresentati dai concessionari multimarca, contro l’e-commerce, che dall’alta moda è arrivato anche all’alta orologeria. A differenza del commercio generico – Amazon e Alibaba in primis – e della moda – Farfetch, Yoox (del Gruppo Richemont, tra i big dell’alta orologeria), eccetera – qui non si sono ancora insediati colossi quasi monopolisti, però tante realtà di shop online hanno acquisito un ruolo antagonista alla vetrina fisica tradizionale. Basti pensare al peso sempre più forte di Chrono24, che nel suo portale propone da tempo i modelli nuovi venduti direttamente da una decina di case produttrici. Per non parlare dei siti istituzionali di alcune case che hanno le proprie collezioni acquistabili online.

Se questa evoluzione è probabilmente inevitabile, la curiosità è pensare a che tipo di appassionato porterà in dote la nuova leva commerciale. Faccio il mio esempio. Il vostro cronista ha 48 anni e prima di diventare – anche – un giornalista specializzato, è stato fin dall’adolescenza un appassionato di orologeria meccanica. Da bolognese, negli anni, ho costruito prima un rapporto di simpatia e poi di amicizia con Paolo Veronesi, che con il fratello Marco è il proprietario della storica Ferdinando Veronesi & Figli di Bologna, concessionaria Rolex dal 1932 e di Patek Philippe dal 1939, che lo scorso 16 maggio ha festeggiato 125 anni di attività. Per una competenza e un savoir-faire che hanno contribuito fortemente alla mia passione. E speriamo che le nuove dinamiche non compromettano un simile patrimonio insostituibile, che in Italia, ricordiamolo, è il più consolidato al mondo.