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In evidenza: Greubel Forsey differentiel d’Egalite

a cura di Michele Mengoli
Ultimo aggiornamento il 5 giugno 2018 alle 10:45
Greubel Forsey

“Fuori dal coro” per Greubel Forsey è un eufemismo. Non solo in riferimento al suo settore, l’orologeria, ma probabilmente per lo stesso concetto di impresa moderna e globalizzata, almeno in termini di logica classica tra costi e margini. Con un dato che fa immediatamente capire di cosa stiamo parlando. Nel 2017, nel mondo, di Greubel Forsey ne sono stati venduti 105 (e l’obiettivo di quest’anno è superare quota 110). E sapete quanti sono i dipendenti che li hanno prodotti questi 105 pezzi? 120! Con il solo reparto delle finiture – ultra-maniacali – che di addetti ne conta addirittura 36! Come può stare in piedi un’azienda con questi numeri in “scala 1 a 1”? Be’, attraverso un catalogo con prezzi che partono da 200mila e arrivano a superare 1,2 milioni di euro; senza peraltro l’utilizzo di pietre preziose, con costi legati esclusivamente a contenuti meccanici pazzeschi (venduti tra USA, Medio Oriente e Russia, con qualche esemplare che arriva anche sul mercato italiano).

E l’unione professionale di Robert Greubel e Stephen Forsey, datata 2004, ha senza ombra di dubbio ridefinito alcuni canoni fondamentali della storia orologiera, come il tourbillon: raffinato organo regolatore inventato dal genio di Breguet nell’Ottocento per compensare l’imprecisione di marcia anche dovuta alla gravità terrestre e ancora oggi massimo esercizio di stile. Dal 2008 il 20% delle quote societarie appartiene al gruppo Richemont per una iniezione di liquidità che ha consentito alla manifattura di La Chaux-de-Fonds di alzare ancora di più l’asticella dell’eccellenza assoluta. Come nel caso del nuovo “quasi-entry level” del marchio, il Differentiel d’Egalite (“differenziale di uguaglianza”), con cassa in oro bianco di 44 mm di diametro e limitato a 33 esemplari, che permette una distribuzione costante dell’energia dal bariletto all’organo regolatore, mantenendo così il bilanciere ultra-preciso per tutta la riserva di carica. Mostrando, inoltre, la curiosa complicazione dei “secondi morti”: uno scatto al secondo, come nei movimenti al quarzo.

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