Pietro C. Marani  massimo studioso italiano  di pittura leonardesca,  considera il Maestro
Pietro C. Marani massimo studioso italiano di pittura leonardesca, considera il Maestro
Ascoltare Pietro C. Marani è come fare un viaggio: non sai esattamente dove ti porterà, ma ci vai. Perché uno dei più titolati esperti internazionali di pittura, è un melange fascinoso di competenza e passio-ne per un personaggio come Leonardo che ha attraversa-to il tempo e l’ha sconfitto; che ha ereditato l’umanesimo della sua epoca e l’ha trasformato in umanità. Basta una domanda, e Pietro C. Marani, attuale ordinario di Storia d’arte moderna e museologia al Politecnico di Milano e presidente dell’Ente Raccolta Vinciana, diventa un fiume in piena tra i volumi e gli scritti colti e preziosi (oltre due-cento le sue pubblicazioni) che incorniciano il suo studio a pochi passi da City Life. Raccontando del genio toscano declina le risposte sempre al presente. Scelta metaforica, a 500 anni dalla sua morte. Come dire: in realtà è vivo, basta cercarlo.
Metodo induttivo: partire da un particolare per ricostruire l’insieme
“Proprio i dettagli rivelano la capacità di Leonardo di dare moto e fiato alle figure che rappresenta. Adotta il concetto che i personaggi vadano dipinti esprimendo quello che c’è nella loro mente. Non facile: è come dare visibilità all’invisibile. Ma lui ci riesce. Attraverso una pittura raffinatissima, fatta di passaggi infinitesimali e chiaro-scurali, di strati sottilissimi di pittura. E il risulta-to è evidente: i suoi personaggi hanno una naturalezza e una verosimiglianza con la realtà sorprendenti”.
In effetti, è un uomo di scienza
“Vero. E ci riesce anche nella rappresentazione dei paesaggi. Sa che l’aria contiene particelle di umidità e che la prospettiva delle lontananze non ti consente di notare
i dettagli a distanza. Bene, nelle sue opere c’è tutto questo. È una pittura totalmente scientifica. Il suo famoso “sfumato” altro non è che la sua consapevolezza: l’aria non è una cosa asettica: contiene umidità. E infatti i suoi contorni non sono mai netti”.
Un uomo – come rivela la Gioconda - che sapeva guardare
“Ha una vista sorprendente. E un occhio straordinario. Vede e percepisce fenomeni dal punto di vista visivo e poi ha la capacità di tradurre la realtà in una pittura finissima raffinata che esprime nei minimi dettagli quello che lo circonda. Basta guardare le sue opere: nei suoi quadri non ci sono mai linee precise di edifici e la profondità dello spazio è suggerita dall’alternanza di piani di profondità che sfumano verso l’orizzonte. Il risultato è incredibile: il paesaggio che prima era solo un elemento accessorio, utile come sfondo, diventa protagonista.
Peraltro non è mai una fotografia statica: Leonardo mette insieme paesaggi reali ma anche memorizzati. L’esempio della Gioconda è illuminante: lo sfondo a sinistra ricorda scorci tipicamente lombardi mentre quello sulla destra fa pensare piuttosto alla Toscana. In realtà, al maestro non interessa rappresentare questa o quella
zona ma amplificare il valore del paesaggio come allego -ria della caducità del tempo ed esaltare così il personaggio in primo piano, in questo caso di Monna Lisa, donna
virtuosa, la cui virtù trionfa sul tempo che passa”.
Alla fine, il volto della sposa di un mercante di tessuti è solo un pretesto
“Infatti non si accontenta del primo ritratto. Continua a lavorare per trasformare un personaggio occasionale in qualcosa che trascende il tempo. Una sorta di donna ideale, appunto virtuosa, che non ha gioielli, che non calza abiti di lusso e non ha vanità. Ma è una madre”.
Perché tanto mistero attorno al suo volto?
“Solo accorgimenti psicologici e tecnici che hanno dato luogo a una gran quantità d’interpretazioni. Basta guardare il sorriso ambiguo della Gioconda, esaltato da un movimento impercettibile della bocca. O lo stesso sguardo: pare che si muova e segua lo spettatore”.
Non che il Cenacolo sia meno clamoroso
“Altro capolavoro, dove riconoscere l’apice della poetica e della concezione che Leonardo ha dell’arte: rappresentazione scientifica della realtà ma anche di quello che non si vede. Certo, in questo caso non c’è un solo personaggio che agisce: ce ne sono dodici. E tutti reagiscono in modo diverso alla figura di Gesù che ripete “Uno di voi mi tradirà”. È una scena religiosa ma ha l’effetto di un trattato sulla diffusione del suono nello spazio, che colpisce in maniera distinta gli apostoli in base alla distanza dal centro, ovvero dal Cristo che parla. E infatti lo stesso Leonardo commenta “… chi è più vicino meglio intende, chi è più lontano manco ode…”. La scienza acustica è meccanica e lui la interpreta come razzi sonori che colpiscono il timpano dei dodici personaggi provocando sconcerto e stupore. Interpreta la reazione di ogni singolo apostolo come se fosse quella di ciascuno di noi”.
Per tanta grandezza, la follia di un mercato che sembra impazzire per Leonardo: per il suo “Salvator Mundi” c’è chi ha speso la cifra record di 450 milioni di dollari
“Conosco l’opera; mi sono occupato personalmente della sua esatta attribuzione al maestro toscano. Certo, parliamo di somme folli. Ma insomma, sono più scandalizzato per il valore attribuito a certi lavori di artisti contemporanei. Dell’artista vinciano in fondo possediamo solo 27 opere contro le migliaia di quelle di Andy Warhol”.
E pensare che Leonardo era un artista quasi eretico per la sua epoca
“Più che altro, un incredibile innovatore. Basta guarda-re la Madonna col bambino: lei viene rappresentata come una madre e il piccolo come tale, impegnato a giocare con il gatto e i fiori. Ovunque, la sua visione naturalistica assegna alle figure la vitalità straordinaria che infatti tutti cercheranno poi di imitare”.
Come dire che c’è un prima e c’è un dopo Leonardo
“È così. Se ne rese conto anche Raffaello. Capì che quella di Leonardo era una novità assoluta e copiò la sottigliezza del suo “sfumato” e la sua atmosfera avvolgente. Fu l’ini-zio della grande ritrattistica cinquecentesca. E l’afferma-zione di un’evidenza assoluta: è con Leonardo che nasce l’arte moderna”.