I Giardini di Leonardo (Andrea Liberni con Atelier del Paesaggio)
I Giardini di Leonardo (Andrea Liberni con Atelier del Paesaggio)
Un percorso botanico e sensoriale di eco-design che trasformerà un’area milanese già ricca di fermenti creativi, l’Isola, in un giardino d’arte. «I Giardini di Leonardo» è un progetto che rende omaggio al genio rinascimentale ispirandosi sia ai suoi capolavori pittorici che alle macchine fantastiche. Ad idearlo Claudia Zanfi, 55 anni, storica dell’arte e paesaggista (oltre che docente alla Middlesex University di Londra) per la diciannovesima edizione di Green Island, in programma dal 9 al 14 aprile. Durante la Design Week, tra il Bosco Verticale e piazza Gae Aulenti, spunteranno una decina di piccoli giardini ispirati ai paesaggi leonardeschi con piante e fiori (come cipresso, bosso, tasso, alloro, gelsi, palme, anemoni, aquilegie, gelsi) raccolti all’interno di strutture insolite che rammentano le invenzioni del da Vinci. Il risultato, in collaborazione con Vivai Giorgio Tesi, è «un percorso urbano inedito e diversificato per tipologia di piante, texture di fogliami, toni di verde, capace di coinvolgere tutti i sensi» spiega Zanfi.
Com’è nata l’idea di ispirarsi a Leonardo per questo progetto?
«Leonardo, per una storica dell’arte, è studio, lettura e fonte inesauribile d’ispirazione. Il suo genio si riverbera nelle sue opere pittoriche ma la sua creatività è stata totale. Io sono di origini modenesi ma vivo a Milano da vent’anni e ho così avuto la fortuna di poter fare più volte un “pellegrinaggio” alla Biblioteca Ambrosiana, ammirando i fogli del Codice Atlantico. Per la botanica, che tanta importanza ha nella mia vita professionale, da Vinci è un riferimento imprescindibile».
Perché?
«Anzitutto perché ha scritto dei trattati sulla materia. Leonardo era solito studiare dal vivo le specie botaniche esistenti in quel luogo e poi riprodurle in maniera assolutamente dettagliata. Sia nei disegni che nei dipinti è possibile riconoscere quali tipi di piante siano presenti».
Qualche esempio?
«L’Annunciazione è un’opera molto rappresentativa perché riproduce un tipico paesaggio toscano con piante, come il cipresso, il bosso e il tasso, che sono state “topiate”, cioè messe in forma e potate alla maniera rinascimentale com’era uso nelle ville medicee. Ne “La Vergine delle Rocce” si possono scorgere le foglioline di primule, gli anemoni e le aquilegie. Nel “Battesimo di Cristo” ha stilizzato un paesaggio medio-orientale con un palmeto. Anche l’affresco alla “Sala delle Asse” al Castello è stato un’ispirazione importante con i suoi gelsi a trame. Il nostro progetto non sarà però una mera ricostruzione dei dettagli botanici delle opere leonardesche. I giardini con le piante “topiate” saranno infatti raccolti in strutture insolite, riprese dalle invenzioni del Leonardo scienziato, come il suo progetto di aratro. L’allestimento unirà la ricerca vegetale e quella strutturale, l’arte e la scienza di Leonardo. Saranno coinvolti anche due artisti per la realizzazione delle installazioni di design: Andrea Liberni disegnerà originali sagome in legno, mentre Michele Fabbricatore realizzerà un’imponente installazione/scultura a forma di testa stilizzata. Una metafora: la nostra mente come una pianta può essere nutrita e dare i suoi frutti».
Milano è intrisa di spirito leonardesco?
«Certamente. Dai Navigli alla produzione artistica che ha poi influenzato gli artisti a seguire».