Andrea Bernardoni con un un modello di macchina volante ispirato ai disegni di Leonardo
Andrea Bernardoni con un un modello di macchina volante ispirato ai disegni di Leonardo

Gli studi sul volo sono quelli che meglio mostrano la genialità di Leonardo e il suo modo di pensare e guardare il mondo della natura e dell’uomo. Ha molto da dire Andrea Bernardoni, ricercatore del Museo Galileo di Firenze e dell’Università di Siena.
Ma quand’è che il suo pensiero iniziò a mettere le ali?
«Durante la sua gioventù a Firenze», assicura l’esperto in studi leonardiani.
Da cosa ha preso ispirazione?
«Probabilmente dalle rappresentazioni teatrali animate dalle ascensioni dei santi e degli angeli. Sui suoi disegni più antichi troviamo infatti congegni molto articolati per la movimentazione dell’ala pensati per evocare l’atto del volo sul palcoscenico».
Dove sviluppò la sua idea di volo sul piano ingegneristico?
«A Milano, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90 del Quattrocento. Leonardo iniziò a progettare navicelle con pedali e manovelle per l’azionamento delle ali e del timone e ali sempre più articolate, effettuando esperimenti sulla potenza del colpo d’ala e cercando di dimensionarla in maniera adeguata per sollevare il peso della macchina volante».
Compreso l’uomo?
«Sì, le ali dovevano essere a sportelli cioè come in un mantice delle valvole a gravità che nel momento di risalita dell’ala si aprivano diminuendo la resistenza verso l’aria e durante la discesa dell’ala si chiudevano formando una superficie compatta che permetteva all’ala di spingere verso l’alto la navicella comprimendo l’aria sottostante. Effettuava veri e propri studi di biomeccanica per cercare di capire quale fosse la potenza sviluppabile dai muscoli del corpo umano e per questa strada arrivò a concepire una macchina diversa, non più una protesi che trasformava le braccia dell’uomo in ali meccaniche bensì una navicella con tanto di scaletta dotata di un sistema verticale di leveraggi che azionavano non due ma quattro ali in grado di muoversi a coppie alternate come quelle di una libellula».
Con quale risultato?
«Nell’idea di Leonardo quando due ali spingevano le altre due si risollevavano. Questo è l’ultimo atto degli studi sul volo ad ala battente con l’uomo-pilota che controlla la macchina costruita come estensione del suo corpo, diventando una parte della macchina e trasformandosi nel motore».
E come veniva azionata questa macchina?
«Da due pedali, due manovelle e alcune leve. L’uomo diventava un motore cieco e infatti la navicella ha il posto per il trasporto di eventuali passeggeri. Ma il problema della potenza da sviluppare diventava in questo modo ancora più grave da risolvere».
Quindi?
«Leonardo entrò in crisi e accantonò l’idea. Siamo alla metà degli anni ’90. Gli studi successivi presentano macchine concepite con principio di funzionamento completamente diverso. Studiando gli elementi naturali della terra, dell’acqua dell’aria e del fuoco, Leonardo immaginava che questi avessero tutti la stessa natura materiale ma che differissero soltanto per la densità: l’aria se veniva compressa offriva la stessa resistenza della terra. Sulla base di questa osservazione concepì un nuovo ed originale modello di macchina volante, immaginando una grande vite a vela che, ruotata da degli uomini potesse fendere l’aria avvitandosi nel cielo».
Macchina volante realizzata?
«Si trattava soltanto di un’idea che presentava limiti insormontabili ma che conteneva in sé il principio di funzionamento del moderno elicottero. Difficile dire se Leonardo avesse costruito il prototipo, probabilmente quello in dimensioni reali che misurava 12 metri di diametro, ma nel foglio dove questo viene descritto dice di realizzare dei modellini piccoli da far girare a mano per studiare questo effetto.
I suoi studi sul volo dei rapaci?
«Il genio di Vinci osservava come questi grandi uccelli si lasciassero portare dal vento senza battere le ali: non solo gli uccelli, anche le foglie che si staccavano dagli alberi planando per molti metri prima di toccare terra. Seguendo queste ispirazioni Leonardo arrivò a costruire alcuni prototipi di alianti con i quali imitare il volo planato degli uccelli».
Ha mai effettuato test di volo con i suoi alianti?
«Non siamo in grado di dirlo. Il racconto che riporta la nota vicenda della caduta ai piedi di una collina vicino a Fiesole di una macchina volante con il conseguente ferimento del pilota è un’invenzione priva di ogni riferimento nei manoscritti vinciani». Una delle tante “fake” che alimentano il mito Leonardo.


Quegli alianti e aerei a motore ispirati ai suoi studi e documenti
La riscoperta dei manoscritti di Leonardo, avvenuta durante il XIX secolo, e lo studio dei suoi disegni sulle macchine volanti si trovarono ad essere associati a quelli dei pionieri del volo che proprio in quegli anni stavano varando i primi alianti e i primi tentativi di aerei a motore. Ed è curioso come i primi studi dedicati alle macchine volanti di Leonardo usciti nei primi del Novecento furono realizzati da aviatori che li presero in considerazione nei loro studi sulla conformazione delle ali e tra questi il parallelo più interessante è quello con gli alianti di Otto van Lielenthal.