Marco Balich
Marco Balich

“Il primo pensiero ‘vinciano’ che mi viene in mente è un Festival di Sanremo fatto con gli strumenti inventati da Leonardo, a cominciare da quelle sue particolarissime macchine suonanti con tamburi, campanelli e ingranaggi” ammette Marco Balich. “A tenere le fila di tutto ci vorrebbe un arrangiatore in sintonia con questo mood, un Mauro Pagani ‘leonardesco’, ma sarebbe interessante”. Per il Maestro quella per gli strumenti musicali era una vera passione. “Fra i miei aneddoti preferiti è quello per cui, appena arrivato in città, si presentò al Duca di Milano con una lira d’argento a forma di testa di cavallo, che Vasari descrisse come ‘cosa bizzarra e nuova’” prosegue l’imprenditore veneziano, 56 anni. “Credo che in lui la convinzione d’essere il più bravo si accompagnasse alla consapevolezza di doversi confrontare con mille cose diverse per appagare una vorace curiosità intellettuale. Ma che, al di là di tutto, la finalizzazione più alta del suo pensiero scientifico fosse la pittura, vero punto d’arrivo di tanto spasmodico cercare”. Cosa evidente nei codici, dove affiora di tutto. “Perfino un carro automotore per muovere scenografie durante gli spettacoli; si trattava per lo più di macchine azionate da moti circolari generati attraverso molle e pulegge” sottolinea Balich ricordando come, nonostante l’evoluzione tecnologica, di macchine teatrali se ne usino ancora in gran quantità. “Cinque anni fa, ad esempio, l’imponente sistema a nove binari che correva sopra lo stadio olimpico di Sochi per trasportare le scenografie dei ventiduesimi Giochi Olimpici Invernali finì col mangiarsi quasi metà del budget stanziato per le cerimonie”. A proposito di teatro, non è escluso che entro l’anno la Balich Worldwide Shows possa dare vita a Milano ad uno spettacolo su Leonardo affine a quello realizzato a Roma su Michelangelo e la Cappella Sistina. La creazione più affine all’estro del Maestro? “Penso che l’Albero della Vita sia la cosa più solida, bella e inventiva che ho realizzato finora” spiega il direttore artistico. “Dovevo creare, infatti, un’icona e darle anima. Sapevo che una struttura del genere, immersa in una musica coinvolgente come quella di Roberto Cacciapaglia, con effetti di luce importanti e un’attenta regia scenografica, sarebbe riuscita a toccare le emozioni di tutti”. La Festa del Paradiso o quella per il matrimonio di Ludovico Il Moro con Beatrice d’Este testimoniano quanto Leonardo fosse artefice di grandi eventi anche per cerimonie nuziali. “Pure a me è capitato di organizzarne una, in Puglia, per il matrimonio della figlia di un magnate indiano; tre giorni di festeggiamenti col coinvolgimento di artisti importanti come Florence + The Machine e gli Swedish House Mafia” conclude. “Uno dei momenti clou fu la sera in cui radunammo i milletrecento invitati attorno alla piscina, con il cielo inondato dai lampi colorati dei fuochi d’artificio silenziati che facevano da scenografia muta, o quasi, al suono di un violino e di una viola da gamba”.