La Scapiliata
La Scapiliata

Dipinta probabilmente nel primo decennio del Cinquecento, la Scapiliata rappresenta allo stesso tempo un rebus e un simbolo. Un rebus, come avviene molto spesso per l’opera di Leonardo da Vinci, legata a uno sperimentalismo unico nel suo genere, tale da codificare alcuni tra i canoni più caratterizzanti della modernità. Qui, si tratta senza dubbio dello schizzo, un abbozzo volutamente “non finito”, divenuto progressivamente vero e proprio genere artistico che esalta la capacità intellettuale dell’artista, ormai filosofo e non artigiano, capace di cogliere con pochi tratti l’essenza delle cose, senza doversi disperdere nella pedissequa resa di dettagli.
LA SCAPILIATA è anche un rebus, però per via della sua storia collezionistica. Appartenuta dapprima a Beatrice d’Este, poi a suo figlio Federico II Gonzaga, ha costituito uno dei temi di ispirazione prediletti da alcuni artisti della cerchia di Leonardo, nelle cui opere si trovano indubbi e continui echi. Sparita misteriosamente, non avrebbe dato più traccia di sé per oltre un secolo, fino a riapparire a Milano dove uno dei maggiori pittori dell’Accademia di Parma, Gaetano Callani, la acquistò per la sua collezione, trasmettendola poi in eredità al Complesso monumentale della Pilotta.
La Scapiliata – lo si è detto – è anche un simbolo, infine, dacché il suo volto dalla chioma sciolta non è una semplice icona di bellezza femminile: è molto di più. Corrisponde alla ricerca di mezzi espressivi capaci di riassumere nello spazio immobile e bidimensionale di una tavoletta, tutta la complessità divina della realtà: il movimento, la vita, gli affetti, ovvero i sentimenti propri alla sfera emotiva e psicologica del soggetto. Fu un’ossessione del Rinascimento, riprodurre il mondo non solo come appare, ma anche come è, un’ossessione che ricorre anche negli scritti teorici, che nel caso della Scapiliata sembra trovare in un passaggio del Trattato della Pittura, un riferimento chiave: «Fa dunque alle tue teste - si legge - gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti e con diverso revoltare graziosamente ornargli».
NEL CONTRIBUIRE al cinquecentenario vinciano, il Complesso Monumentale della Pilotta può dunque fare affidamento su un’opera che, per quanto piccola di dimensioni, riassume tutta la vastità delle innovazioni e degli interrogativi suscitati da Leonardo. Lo farà in una mostra che, attorno alle questioni appena evocate, chiamerà a raccolta opere di Bernardino Luini, del Maestro della Pala Sforzesca, di Giovanni Agostino da Lodi e alcuni disegni di Leonardo delle collezioni reali di Windsor. Con l’ausilio di questi documenti, e grazie alla cura del più importante esperto in materia, il professor Pietro C. Marani, tenteremo di ricostruire da un frammento di portata universale, il senso di un’avventura storico-artistica e del suo immenso autore.