Francesca Tasso ,  davanti al famoso  “monocromo”,  lato nord-est  della Sala delle Asse
Francesca Tasso , davanti al famoso “monocromo”, lato nord-est della Sala delle Asse
Il rispetto per il luogo. E l’ascolto. Perché è ricca di connessioni la narrazione di Francesca Tasso, conservatore responsabile dell’Unità Raccolte Artistiche, quando accompagna il visitatore e la sua curiosità al piano terra della Torre Falconiera, di Ludovico il Moro. E perché lo spettacolo è su ogni lato: un incredibile trompe l’oeil che avvolge lo spazio di 225 metri quadrati e che lui, il grande Leonardo, aveva trasformato in una sorta di bosco immaginario, una forma di alchimia ottica e visiva che potesse omaggiare la “natura sovrana” dentro la possente dimora del duca di Milano. Magia della Sala delle Asse, presto aperta al pubblico per imporsi come il “grande evento” del 2019 in una città che celebra il genio di Vinci a 500 anni dalla sua scomparsa. E che lei, Francesca Tasso, presenta come l’ultimo atto di un’opera pregevole di recupero e restauro, convocando il passato: Leonardo, pittore di corte, che rimuove la boiserie, ovvero le asse lignee che rivestivano prima del suo arrivo questa meraviglia del lato nord del castello; Leonardo che la trasforma in una sorta di “sala dei gelsi”, o anche dei “moroni” (dal termine dialettale lombardo), omaggio a Ludovico e al Ducato che sul commercio della seta avevano fondato molto della loro fortuna; e Leonardo che sembra fare di questa stanza il prolungamento virtuale del parco vicino. Risultato: 16 alberi che partono dalle pareti per salire fino al soffitto e che oggi si possono intuire e notare, con i rami che s’incrociano e compongono un enorme pergolato, dietro al quale, qui e là, s’intravvedono scorci di un cielo, dominato al centro dallo stemma degli Sforza e degli Este. Un capolavoro di decorazione muraria e naturalistica. E un effetto “dentro e fuori” che al signore di Milano doveva dare l’illusione di stare nei propri appartamenti e insieme di trovarsi nel giardino circostante. Con l’ulteriore aggiunta del cosiddetto “monocromo”, parte della Sala delle Asse, con la vegetazione che pare esorcizzare pietre e costruzioni e ribadire un concetto caro al maestro: la natura è sovrana, “semmai – spiega Roberta Tasso - la può essere disciplinata, come rivelano gli intrecci di corde dorate introdotti da Leonardo nello splendido pergolato del soffitto”. È la storia che torna a prendersi la vetrina: dopo lo stato d’abbandono e la sciagurata e ripetuta posa di intonaci bianchi sui disegni del maestro, la scossa voluta dall’architetto Beltrami che più di un secolo fa aveva avuto l’intuizione: sotto quelle pareti malandate c’era la mano del genio. Infine, in tempi più recenti, il recupero con restauratori specializzati nell’utilizzo del laser che sono riusciti a fare emergere disegni e contorni di tronchi e alberi, impossibili da ammirare ancora 4 anni fa, in occasione di Expo. Debutto atteso quello del prossimo 16 maggio. Per alcuni mesi, c’è da giurarci, ci sarà gran folla a visitare la Sala delle Asse, entusiasmo comprensibile, perché in certe occasioni gli assenti hanno certo torto. Poi, i lavori proseguiranno. Si cercherà di liberare altre parti nascoste, ma anche di mettere in sicurezza le parti non originali, perché perdute, sostituite da ridipinture del ‘900. Come dire: la grande bellezza è anche un cantiere che non chiude mai. Del resto, è cosa nota: l’arte è più longeva degli umani.