Gli studenti dell’Università di Firenze che hanno lavorato alla “Vite aerea”
Gli studenti dell’Università di Firenze che hanno lavorato alla “Vite aerea”
«Trovo, se questo strumento a vite sarà ben fatto, cioè fatto di tela lina, stopata i suoi pori con amido, e svoltata con prestezza, che detta vite si fa la femmina nell’aria e monterà in alto». Leonardo aveva ragione, quando scriveva questi appunti: se costruito bene, quel marchingegno avrebbe volato davvero. Ce n’è voluto del tempo, ma alla fine il sogno si è realizzato, perché gli ingegneri di oggi sono riusciti sul serio a far sollevare da terra e a far fluttuare nell’aria una di quelle macchine inventate dal genio di Vinci. Si tratta della cosiddetta “Vite aerea”, che Leonardo aveva studiato e ipotizzato probabilmente già durante il suo primo soggiorno milanese. Questo strumento capace di “volare” è descritto nel foglio conosciuto come 83v del Manoscritto B. Ed è da questo schizzo, buttato giù dalla stessa mano di Leonardo, che il dottor Lorenzo Pinelli dell’Università di Firenze è partito per completare quel lavoro iniziato cinque secoli fa dal grande inventore e alla cui progettazione hanno collaborato gli studenti fiorentini Virginia Altamore, Nicola Andreini, Niccolò Castelli, Flavio Fedi, Riccardo Rao, Federico Alfatti, Leonardo Galasso, Ossman Hicham, Tommaso Bracco e Alessandro Innocenti.
“L’anno scorso abbiamo ricevuto la richiesta di collaborazione dalla Scuola di Ingegneria di Orléans relativamente a studi sulle macchine di Leonardo da Vinci, di cui quest’anno ricorrono i cinquecento anni dalla morte - racconta Lorenzo Pinelli, ricercatore e coordinatore del progetto del dipartimento di ingegneria industriale dell’ateneo fiorentino - Abbiamo accolto volentieri la proposta della scuola francese di svolgere insieme un’attività che evocasse il grande interesse di Leonardo per la meccanica del volo. Così, qui a Firenze i dieci studenti che si sono resi disponibili per l’iniziativa si sono occupati della progettazione della macchina con la sua vela, mentre la realizzazione pratica della macchina volante è stata affidata a Orléans e alla guida del professor Anchisi. Il prototipo ha dimensioni reali, in scala uno a uno, e può elevarsi per mezzo di un pistone idraulico, così da simulare il volo”. In pratica questa macchina volante è considerata l’antenata dell’elicottero. Nello studio e negli schizzi, Leonardo arriva a ipotizzare e formulare in anticipo di secoli l’efficacia trattiva dell’elica, concependo una struttura molto simile, ispirandosi alle forme della natura e dando corpo alle sue osservazioni sulle caratteristiche dell’aria. Nelle intenzioni dell’artista-scienziato, lo strumento avrebbe dovuto infatti “avvitarsi”, sfruttando la densità dell’aria, in maniera simile a quanto fa una vite che penetra nel legno.
Ipotesi che presuppone l’idea che l’aria abbia un certo spessore materiale. Tecnicamente si parla di un apparecchio con propulsione umana e ala rotante, progettata per avvolgersi nell’aria. Leonardo è stato molto presto attratto dagli uccelli, soprattutto il loro volo. Intorno all’anno 1505 scrive il Codex sul “Volo degli uccelli“, documento redatto in italiano mescolato di lingua lombarda, in scrittura a specchio, nel quale disegna principi di macchine volanti che però pare non abbia mai realizzato.
Il modello della vite, frutto di questa collaborazione tra studenti del Dipartimento di Ingegneria Industriale (Dief) e dell’École d’Ingénieurs dell’Università di Orléans, è ora esposto a Orléans e poi, nell’autunno prossimo a Firenze.
La macchina era immaginata come una vite senza fine. Nelle note che accompagnano il disegno, si specificano le misure della base: otto braccia fiorentine, circa cinque metri. E i materiali: legno, corda e tela di lino inamidata. Doveva essere azionata dalla forza muscolare di quattro uomini che, per far ruotare l’albero, poggiavano i piedi sulla piattaforma centrale e, con le mani, facevano forza sulle rispettive barre. “La nostra progettazione prevede una macchina del diametro di 4 metri e 85 centimetri e con un’altezza di 3 metri e mezzo - aggiunge Pinelli -. È telecomandata, gira e si alza grazie a un cilindro idraulico di sollevamento, con un’altezza massima raggiunta in 7 metri. L’elettronica, i materiali compositi e la sua struttura in alluminio sono nascosti da legno, corde e biancheria rinascimentale. È facilmente rimovibile e trasportabile”.