Il disegno della gru scavatrice, Leonardo da Vinci, Codice Atlantico
Il disegno della gru scavatrice, Leonardo da Vinci, Codice Atlantico
Non solo volo. Anche edilizia e idraulica rientrano fra i campi indagati da Leonardo con l’obiettivo di creare macchine in grado di agevolare il lavoro dell’uomo. «Iniziò studiando le gru nel cantiere della Cupola del Brunelleschi», conferma Andrea Bernardoni del Museo Galileo di Firenze e ricercatore dell’ateneo di Siena. Prima di diventare il Genio del Rinascimento, Leonardo stette infatti a bottega da Verrocchio per circa 4 anni, dal 1469 al 1473-74 circa, instradato principalmente dal suo Maestro sulle arti dell’oreficeria e della scultura in bronzo e terracotta. Benché a oggi nessuna statua attribuibile a lui sia stata ritrovata, esistono tracce in alcune opere di scultura realizzate per il Battistero: lì Leonardo si interessò anche in qualità di ingegnere e architetto, a un progetto che non fu mai realizzato. Anticamente il “Bel San Giovanni” era sopraelevato su una scalinata, progressivamente inghiottita dall’innalzarsi del livello del suolo; Vasari ci tramanda che Leonardo progettò di reintrodurre un basamento elevato su quattro gradini e che per far ciò avesse pensato al sollevamento in blocco dell’edificio attraverso l’uso di funi e argani, per poi adagiarlo sulla nuova base a lavoro completato. Del progetto rimane testimonianza in un disegno del Granacci (Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi), e in due ricostruzioni del “San Giovanni” pubblicate nei “Discorsi” di Vincenzo Borghini. Quest’idea, apparentemente folle anche per l’ingegneria contemporanea, venne forse ispirata dalla notizia che nel XV secolo il bolognese Aristotele Fioravanti fosse riuscito a spostare una torre di Bologna conservandola integra. Ma su questo punto troviamo un’altra correlazione importante tra la storia dell’Opera di Santa Maria del Fiore e il Genio di Vinci, che prese certamente spunto per molte conoscenze di ingegneria meccanica dalle macchine inventate da Brunelleschi per innalzare la cupola. Gru, leve, viti, ingranaggi, pesi e contrappesi, e un suo studio dell’argano a tre velocità del Brunelleschi, ora all’Ambrosiana, lo comprovano. L’occasione di entrare a contatto e studiare le innovazioni del cantiere brunelleschiano arrivò appunto negli anni di apprendistato col Verrocchio, durante i quali il maestro e la sua bottega ultimarono e posero in opera la grande Palla dorata della Cupola del Duomo (1472), come Leonardo stesso ricorda in due fogli del Codice Atlantico, dove ricopiò la gru girevole usata per il collocamento dell’enorme globo.
«Leonardo cominciò invece a dedicarsi agli studi d’idraulica durante il soggiorno a Milano, e nei suoi viaggi in Lombardia - riprende Andrea Bernardoni - . Nel 1502, al servizio di Cesare Borgia, gli venne chiesto di ampliare il canale di Cesenatico fino a Cesena: progettò una gru che stava sull’argine su due binari che venivano spostati, macchina di cui ci rimane un bellissimo disegno, ma mai realizzata». Opere idrauliche anche a Firenze, l’anno successivo: «Nell’architettura ancora fe’ molti disegni così di piante come d’altri edifizii e fu il primo ancora che discorresse sopra il fiume Arno per metterlo in canale da Pisa a Fiorenza», testimonia Vasari riferendosi alla partecipazione di Leonardo al progetto di deviazione dell’Arno, nel 1503.