Pianta idrografica del fiume Adda, da CA, f. 911r, ed. a cura dell’Acc. dei Lincei
Pianta idrografica del fiume Adda, da CA, f. 911r, ed. a cura dell’Acc. dei Lincei

Durante la sua seconda permanenza milanese, tra il 1508 e il 1513, Leonardo soggiornò spesso nella villa Melzi di Vaprio d’Adda, ospitato da Gerolamo Melzi. Qui divenne precettore del giovane Francesco, che sarà il suo miglior allievo e lo accompagnerà in tutti i suoi spostamenti fino alla morte ad Amboise, nel 1519, diventandone l’erede materiale e spirituale. Durante questi soggiorni a Vaprio il genio toscano esaminò il corso del fiume Adda e il paesaggio circostante, come documentano i disegni di vedute oggi conservati alla Royal Library di Windsor. Notò che il Naviglio della Martesana, che avrebbe dovuto permettere la navigazione tra il lago di Como e Milano, in realtà era stato realizzato troppo a valle, lasciando il tratto superiore del fiume, quello tra Trezzo e Brivio, difficilmente percorribile dalle chiatte, a causa della rapidità della corrente e dell’alveo roccioso. Quindi Leonardo si ingegnò per progettare un sistema che migliorasse l’efficienza del trasporto in questo tratto di fiume. Come scrive Claudio Calì nel catalogo della mostra “Leonardo e l’acqua” allestita nel 2015 all’Acquario Civico di Milano (Silvana Editoriale), Leonardo progettò «uno sbarramento sull’Adda in località Tre Corni e la costruzione di una grande chiusa, parallela al fiume, che avrebbe permesso di superare il dislivello e portare le barche a valle delle rapide, dove la navigazione poteva riprendere senza ostacoli».

Le sue osservazioni in disegni conservati alla Royal Library

A documentarlo numerosi scritti autografi: innanzitutto i rilievi topografici, come la pianta idrografica del fiume Adda visibile nel foglio 911r del Codice Atlantico. Poi misurazioni, disegni di progetto, ma anche indicazioni finanziarie e note di spesa per la messa in cantiere. «Gli studi di Leonardo possono costituire un antefatto all’origine del progetto, promosso e finanziato dal re Francesco I di Francia nel 1516-1520, di rendere navigabile l’Adda attraverso la creazione del Naviglio di Paderno, che si tradurrà nella celebre relazione di Carlo Pagnani, pubblicata nel 1520», scrive Calì. Se i lavori vennero finanziati e avviati da re Francesco I, l’opera verrà portata a compimento quasi tre secoli dopo, sotto Maria Teresa d’Austria, e inaugurata nel 1777, come ha ricostruito Andrea Castagna nel libro “Il Naviglio di Paderno. Un’opera pubblica nella Lombardia del secondo Settecento” (Biblion edizioni).
Centoventi anni dopo, tra il 1896 e il 1898, il tratto del Naviglio tra la diga sull’Adda e la prima conca venne adibito a canale di derivazione per alimentare la centrale idroelettrica Bertini di Cornate d’Adda. Il Naviglio di Paderno a quell’epoca era già entrato in crisi, al punto che verso il 1930 si interruppero tutte le attività su quell’impianto e le sue acque non servirono più neppure per l’irrigazione. Lo scorso ottobre la Giunta Regionale lombarda ha stanziato 50mila euro al Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi per finanziare lo studio di fattibilità per il recupero del Naviglio. E forse un giorno, per arrivare al Lago di Como dal centro di Milano, si potrà prendere un traghetto.

Ni.Ba.