Bozzetto leonardiano del cavallo per Gian Giacomo Trivulzio
Bozzetto leonardiano del cavallo per Gian Giacomo Trivulzio

«La forma del cauallo di Milano, oue sedeci anni continui consumò», si legge nel noto passo di Sabba da Castiglione, «la lasciorno uituperosamente roinare, & io ui ricordo (& non senza dolore & dispiacere il dico) una cosi nobile & ingegnosa opera fatta bersaglio à balestrieri Guasconi» (Ricordi, Venezia, 1554, c. 51v). Tale il destino, secondo un testimone, del calco di Leonardo per il cavallo Sforza cui l’artista attende dal 1482, in parte distrutto dalla soldataglia alla conquista francese della città nel 1499. Ma solo in parte. Ercole I d’Este, duca di Ferrara, scortolo, richiede ancora nel 1501 gli sia dato. E non è l’unico ad averne ricevuto un’enorme impressione: avendolo pure «veduto la m[aes].ta del Re», Luigi XII di Valois-Orléans, nessuno s’azzarda a disfarsene; mentre il condottiere Gian Giacomo Trivulzio, maresciallo di Francia, vi trova ispirazione per un progetto.
STABILITO infatti in un rogito del 1504 che sarà sepolto nella basilica di San Nazaro in Brolo, in un’«archa marmorea», a inizio 1507 detta altre volontà, per cui sarà inumato in una «capella... construenda et fundanda» in «vno sepulcro in ea construendo». Due le spiegazioni plausibili: tornato il da Vinci a Milano nel 1506, il Trivulzio l’incarica di schizzare il proprio mausoleo, e l’artista lo idea con statua a cavallo; o si rivolge al da Vinci proprio perché lo vuole «equestre» – ipotesi più credibile: per l’«archa marmorea» avrebbe già sottomano lo scultore Cristoforo Solari, il maestro toscano è invece l’unico in grado di fondere un cavallo in bronzo su cui far svettare il Trivulzio trionfante, in spregio poi al nemico personale Ludovico Sforza il Moro, il cui monumento è rimasto inattuato.
PRENDE COSÌ AVVIO lo studio per l’«altro cavallo», cui Leonardo dedica, nel 1508-’11, numerosi disegni, dai più grandiosi e dispendiosi alla versione «esecutiva», il cui preventivo esattamente corrispettivo è nel Codice Atlantico. Impegnato in prevalenza quale ingegnere militare, tuttavia, consegna tardi questa soluzione a Martino dell’Acqua, architetto della cappella-contenitore: il cantiere ha appena preso avvio, nel 1512, che una coalizione espelle i francesi e il condottiere dalla Lombardia, bloccandone la realizzazione. Al rientro del Trivulzio a Milano nel 1515, un diverso destino è riservato all’edificio: la morte di Gian Nicolò, l’infermità di Gian Francesco figlio e nipote del committente, l’inducono a mutare la cappella in sito devozionale, lasciando l’ambizione del superbo sepolcro equestre. L’«altro cavallo», di cui il da Vinci s’occuperà sino al 1517, resta anch’esso sulla carta.