Claudio Giorgione Curatore Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano
Claudio Giorgione Curatore Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano
Ho anchora modi de bombarde comodissime et facile ad portare et cum quelle buttare minuti (saxi a di similitudine quasi) di tempesta; e cum el fumo di quelle dando grande spavento all’inimico cum grave suo danno et confusione. Così Leonardo si presenta al duca Ludovico il Moro in una lettera del Codice Atlantico in cui offre i suoi servigi di ingegnere militare dopo il suo arrivo a Milano nel 1482. Conservata in copia non autografa, nella lettera Leonardo elenca le sue competenze, sottolineando per la maggior parte del testo proprio la sua abilità di ingegnere militare ed elencando solo alla fine la sua attività di pittore. Il suo scopo è quello di impressionare il Duca, anche se all’epoca erano già numerosi gli artisti e gli ingegneri “stranieri” che lavoravano a Milano, provenienti soprattutto dalla Toscana, che avevano dato importanti contributi agli sviluppi dell’ingegneria militare. Tra questi c’è Antonio Averulino, detto il Filarete, che già ai tempi di Francesco Sforza aveva diretto i lavori per la riedificazione del Castello, con contributi del fiorentino Benedetto Ferrini e del cremonese Bartolomeo Gadio. I rapporti diplomatici tra Milano e Firenze sono molto forti e Ludovico il Moro chiede l’approvazione di Lorenzo il Magnifico per un piano di ristrutturazione del sistema difensivo del Ducato di Milano. Nei suoi primi anni milanesi Leonardo cerca di aggiornare le sue conoscenze sull’arte della fortificazione e della strategia militare. Agli autori classici come Frontino, Livio, Plinio, Vitruvio e Vegezio, Leonardo accosta lo studio di un fondamentale testo contemporaneo, il De Re Militari di Roberto Valturio, nella traduzione italiana del 1483 del romagnolo Paolo Ramusio.
I disegni di congegni bellici di Valturio, come l’Arabica Macchina, riflettono lo stato dell’ingegneria militare della seconda metà del ‘400, nella convivenza delle armi bianche di tradizione medioevale con le nuove armi da fuoco, il tutto declinato in una veste spesso fantastica e quasi teatrale. Se i suoi primi studi di architetture fortificate sono in linea con l’opera dei contemporanei, Leonardo innova fortemente gli strumenti di rappresentazione grafica, utilizzando non solo vedute assonometriche o prospettiche, ma anche piante, trasparenze e sezioni orizzontali, secondo quanto da lui stesso asserito, cioè che “sempre uno edifizio vole essere ispiccato d’intorno a volere dimostrare la sua vera forma” (Manoscritto B, f.39v). Questo sistema di rappresentazione verrà utilizzato anche per lo studio del corpo umano, in cui Leonardo non a caso utilizza più volte paragoni architettonici.
Inizialmente Leonardo disegna macchine da guerra dei più diversi tipi, dai carri falcati alle balestre giganti, dalle bombarde alle navi a speroni mobili, dalle scale d’assalto ai mortai, illustrando col disegno quanto già dichiarato nella lettera a Ludovico il Moro. Questi disegni sono caratterizzati da una fantasia tanto sfrenata quanto avulsa da qualsiasi risvolto pratico. Leonardo non studia progetti originali ma sembra quasi più interessato a illustrare, in una sorta di antologia e repertorio di infinite variazioni, le tecniche belliche della tradizione e del suo tempo, dopo aver studiato gli autori classici della tradizione antica e medioevale. È anche probabile che i disegni più spettacolari servissero a Leonardo per ottenere credito presso Ludovico il Moro. Alcuni fogli del Codice Atlantico infatti, raffiguranti macchine belliche grandiose quanto irrealizzabili, sono caratterizzati da un tratto particolarmente rifinito, come la balestra gigante del foglio 149a. Negli anni milanesi gli strumenti di rappresentazione di Leonardo e la complessità concettuale dei suoi disegni supera ben presto quella degli ingegneri a lui contemporanei soprattutto nella ricerca di automatismi e prestazioni più efficaci in armi tradizionali come trabucchi e balestre. Dopo il 1490 le ricerche di Leonardo nel campo dell’architettura fortificata e delle armi da fuoco compiono un’evoluzione, con approfondimenti teorici nel campo della balistica e della fisica.
Studia in particolar modo il moto, la percussione e l’incidenza dei proiettili, che lo portano a guardare in modo nuovo l’architettura fortificata come sottoposta alle leggi della fisica. Studia con attenzione le traiettorie paraboliche dei proiettili tracciandone con sicurezza i percorsi, così come una serie di mitragliere a canna multipla, passando dalla disposizione delle canne di artiglieria in serie a quella a raggiera, pensate per essere utilizzate su un’imbarcazione. Approfondisce inoltre i problemi sulla fusione delle bombarde mentre lavora al “gran cavallo”, il monumento Sforza, mettendo a punto un grandioso progetto tra il 1490 e il 1493, a cui purtroppo non potrà dare compimento per la caduta del ducato e la capitolazione di Ludovico il Moro. “Il Duca ha perso lo stato e la roba e libertà, e nessuna sua opera si finì per lui” (Manoscritto L, f. 1 r.)