Milano,  Castello Sforzesco,  restauratore al lavoro  sul Monocromo
Milano, Castello Sforzesco, restauratore al lavoro sul Monocromo

L’attuale Castello di Milano è formato dal cosiddetto “quadrato sforzesco” e rappresenta per noi l’immagine più familiare dell’antica fortezza ducale. Si tratta infatti dell’unica porzione architettonica sopravvissuta sino alla Milano moderna. La sua tripartizione è ben nota: si apre con la Piazza d’Armi, protetta dalla rediviva torre del Filarete, poi il cortile massiccio della Rocchetta verso ovest e al fianco lo spazio aperto della Corte Ducale, presso l’attuale ingresso dei Musei Civici. È qui che si colloca la Torre Falconiera, nell’angolo più a settentrione del Castello: oggi è nota soprattutto per la presenza al suo interno della “Sala delle Asse”, un ambiente voltato e di grandi dimensioni, indissolubilmente legato all’attività pittorica di Leonardo da Vinci a Milano. Quando questi arrivò a Milano, si ritiene nel 1482, l’antico Castello Sforzesco era ormai compiuto nelle sue forme. La Torre di nostro interesse era stata innalzata più di un ventennio prima, e al piano terra stava proprio una “Camera della Torre” tanto cara ai duchi che si susseguirono. Lì si tenevano le più importanti adunanze di corte, i banchetti, intorno gli alloggi della famiglia con tanto di tesoro ducale.
SIAMO SICURI, grazie alla lettura dei documenti, che nel 1473 la Camera venne interamente foderata di assi di legno. Rimase in questa condizione probabilmente a lungo, tanto da guadagnarsi il titolo identificativo di “Sala delle Asse”; quando l’architetto Luca Beltrami, a fine Ottocento, si occupò del ripristino del Castello, rievocò questa fortunata denominazione, ancora oggi mantenuta. Al termine del XIX secolo la Sala si trovava in condizioni di completo abbandono e rovina, ma fortunatamente lavori radicali riuscirono a interrompere il declino e salvare il Castello di Milano. In questa occasione lo studioso tedesco Paul Müller Walde scoprì nella Sala una decorazione di tronchi d’albero che, salendo dalle pareti, intrecciavano i loro rami sulla volta, intricandosi con corde dorate a nodi: la mente corse subito ad una lettera del tempo di Ludovico il Moro (1498), che rivelava come “Lunedi si desarmarà la camera grande da le asse, cioe da la tore. Magistro Leonardo promete finirla per tuto Septembre”. L’interpretazione appariva chiara. Levate le assi di legno che la coprivano, la sala era destinata alla decorazione del maestro Leonardo da Vinci, da terminarsi in settembre di quell’anno (cosa che in realtà non avvenne).
CON LA SCOPERTA della volta leonardesca cominciavano la nuova storia della Sala delle Asse e i nuovi studi sopra l’opera del maestro toscano, una straordinaria impresa encomiastica dedicata al committente Ludovico il Moro, attraverso le piante di gelso, in lombardo “moroni”. L’analisi “sentimentale” della natura, l’impatto così genuinamente emotivo del pergolato di gelsi, tutto ciò si riflesse nella riscoperta del brano che meglio si è fissato nell’immaginario comune, il cosiddetto Monocromo, alla metà degli anni ‘50 del secolo scorso. Una pittura fragile e intimamente vicina al genio di Leonardo. I recentissimi restauri compiuti nella Sala hanno messo in sicurezza il Monocromo e ci hanno regalato il ritrovamento, sotto diversi strati di intonaco, di altri disegni preparatori di mano dell’artista e dei suoi collaboratori: sarà possibile vederli sotto nuova luce alla riapertura straordinaria della Sala, dal 16.05.2019 al 12.01.2020.