-
-

Per i contemporanei Leonardo era un prodigio e il racconto delle Vite di Giorgio Vasari lo presenta in una dimensione quasi favolosa. Nella nostra lettura di posteri ormai lontani, a cinquecento anni dalla morte dell’artista, l’epoca di Leonardo ci sembra un’età meravigliosa. Umanesimo e Rinascimento rappresentano il culmine della civiltà europea e tutto il mondo ci invidia l’arte di Leonardo e di Raffaello, di Botticelli e di Michelangelo, per dire soltanto alcuni dei tanti nomi che illuminano la storia dell’arte universale e che costituiscono la maggiore attrazione del turismo culturale italiano e continentale.

Come è più difficile a 'ntendere l'opere di natura che un libro d'un poeta

Agli artisti consacrati dalle Vite di Vasari si affiancano e si aggiungono scrittori di rilievo internazionale quali Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto, Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, Baldassarre Castiglione e Pietro Aretino. Senza dimenticare che pure Leonardo e Michelangelo furono scrittori di pregio. Nella più celebre lettera indirizzata nei primi anni Ottanta del Quattrocento a Ludovico il Moro signore di Milano, Leonardo mette in primo piano soprattutto le proprie capacità di artigiano, artista, abile e geniale inventore di opere di guerra.

Non mi legga chi non è matematico nella mia princìpi

Chi non punisce il male, comanda che si facci

Nel dettagliato curriculum, si propone come ingegnoso “maestro” di instrumenti bellici, per i quali possiede e vanta preziosi secreti. Sono decenni di arte della guerra e Leonardo è perfettamente in sintonia con il proprio tempo, tutt’altro che sognatore ma uomo che vuole rispondere con prontezza e talento a precise esigenze pratiche, ai bisogni offensivi e difensivi dei principi, rinviando a eventuali, successivi e incerti tempi di pace le opere di belle arti.

Chi piglia la bisciaq per la coda, quella poi lo morde

E anche nella più famosa opera milanese di belle arti, l’Ultima Cena nel refettorio del monastero domenicano di Santa Maria delle Grazie, «il miracoloso e famosissimo cenacolo di Cristo con i suoi discepoli» dipinto tra il 1495 e il 1498, pur se il tema è ai vertici del sacro, è nello stesso tempo anche la messa in scena della congiura per eccellenza della cultura occidentale. Secondo Vasari, Leonardo diede “principio a quella terza maniera” della pittura “che noi vogliamo chiamare la moderna”.

La vita bene spesa lunga è

Leonardo è quindi all’inizio della modernità. Non solo in pittura e nell’arte naturalmente. La sua tensione sperimentale inaugura quel primato dell’esperienza che ha distinto la storia da allora in poi, quell’età che appunto, per convenzione e per realtà, definiamo “moderna”. Ribalta il principio di autorità, mettendo in primo piano il valore dell’esperienza, quello stesso valore che primeggerà nelle opere di Machiavelli e di Guicciardini, di Ariosto e di Montaigne. Leonardo separa nettamente gli “inventori” dai «recitatori», coloro che “allegano” in modo meccanico “gli altori” e non verificano ciò che dicono sulla base dell’esperienza, “maestra ai loro maestri”. Leonardo incarna novità concettuali e materiali che vanno ben oltre la pittura e investono e modificano l’intero arco della conoscenza. In letteratura Leonardo non ha lasciato opere compiute ma frammenti e idee di opere. Sul piano formale i suoi scritti possono essere pertanto definiti aforistici, nel senso di brevi, non conclusi e sparsi; osservazioni, appunti e memorie che documentano le sue ricerche, deduzioni e illuminazioni, tracce e ipotesi di lavori in corso.

L'età che vola discorre nascostamente e inganna altrui e niuna cosa è più veloce che gli anni e chi semina virtù fama ricoglie

Spesso si tratta di annotazioni artistiche, geografiche, militari; talvolta di citazioni ricavate dai propri libri, con preferenza per quelle di natura sentenziosa e favolistica, specie del prediletto Esopo. Molte considerazioni sono dedicate alla natura, in una prospettiva esplorativa ed enciclopedica. Leonardo ha scritto aforismi, bestiari, favole, facezie, indovinelli, profezie, visioni, enigmi, motti, tra i quali spicca l’ostinato rigore, associato alla figura di un aratro.

Chi non stiman la vita, non la merita

Il dipintore disputa e gareggia colla natura

Carlo Emilio Gadda amava soprattutto le sue favole esopiche, da cui trasse ispirazione e motivi per il proprio Primo libro delle Favole pubblicato nel 1951.

Chi poco pensa molto erra

Per Giovanni Papini, che con la rivista «Leonardo» (1903-1907) lo assunse a modello di rinnovamento della cultura italiana del Novecento, “certi suoi aforismi sul mondo e sull’uomo non sono soltanto scoperte non ancor finite di scoprire ma sono capolavori di espressione, rapidi, sapidi, talvolta epigrammaticamente arguti, talvolta genuinamente poetici”. E Giuseppe Prezzolini ha sostenuto che i frammenti di Leonardo da Vinci sono la sorprendente rivelazione letteraria di un genio scientifico.

Sì come ogni regno in sé diviso è disfatto, così ogni ingegno divino in diversi studi si confonde e indebolisce

Noi lettori odierni di Leonardo siamo affascinati dalla sua arte, dal suo sapere scientifico e dai suoi pensieri, la cui imperativa lapidarietà ci suggerisce fantasie e valori che rispecchiano perfettamente il suo animo e ci fanno seriamente riflettere.