Terre di Pisa, così nacque il Sassicaia
Terre di Pisa, così nacque il Sassicaia

SE LA TOSCANA è forse la regione italiana più conosciuta al mondo, la città di Pisa assume un significato di opulenza artistica e di bellezza dove si fondono storia, tradizione, paesaggi, ambienti e l’arte del saper fare che ha alimentato da sempre la sua economia. Città bagnata dal fiume Arno, Pisa raggiunse l'apogeo nel XI secolo diventando un'importante repubblica marinara, grazie ai traffici commerciali in tutto il Mediterraneo.Sotto l’aspetto geologico questa parte della Toscana presenta una grande complessità che nasce dal fatto che è stata la prima ad essere raggiunta dalla deformazione collisionale della placca africana nei confronti di quella europea. Le varie unità geo pedologiche di terreni liguri si sono mescolate e alternate a quelle delle falde toscane e per questa origine la sua viticoltura si sviluppa principalmente su due matrici geologiche: quella del Macigno e quella delle argille sabbiose del Pliocene-Pleistocene. Il clima mite delle colline che risente dell’influenza del mare e il terreno sassoso, drenante e ricco di minerali, hanno certamente contribuito in misura determinante a creare condizioni ideali per i suoi vigneti di qualità. Il Bacci, medico del papa Sisto V descrive la viticoltura del pisano nel ‘500 ed il giudizio non è molto benigno perché i terreni erano troppo fertili e l’aria nebbiosa. Solo i vini prodotti in collina, per lo più bianchi, erano apprezzabili. Quella viticoltura che si sviluppava nella piana dell’Arno oggi non c’è più, sostituita da quella delle colline. Poco si sa dei vitigni allora coltivati, l’unica citazione è relativa alla Farinella nera, così chiamata per la ricca pruina che ricopriva la buccia. Sotto la spinta dell’Accademia dei Georgofili un grande cambiamento nella viticoltura pisana si manifesta nella seconda metà del’800 quando il Duca Salviati, primo in Toscana, coltiva a Migliarino Pisano il Cabernet sauvignon e franc, per migliorare la qualità dei vini di Sangiovese.

L'idea meravigliosa

Questo “vino nuovo” come venne allora chiamato, diede lo spunto al M.se Mario Incisa della Rocchetta, quasi cento anni dopo, per creare il Sassicaia. Non va peraltro dimenticata l’azione meritoria dell’Università di Pisa, attraverso il laboratorio di Chimica Agraria, nella diffusione della conoscenza dei vitigni alloctoni che in quello scorcio di secolo attiravano la crescente attenzione dei produttori toscani più illuminati e quella del vivaismo locale che diede un contributo fondamentale nella ricostruzione dei vigneti distrutti dalla fillossera. Attualmente sono coltivati molti vitigni “internazionali” oltre ai Cabernets ed al Merlot, quali lo Syrah, lo Chardonnay, il Sauvignon che si sono affiancati al Vermentino ed al Sangiovese, il vitigno più diffuso, coltivato su terreni costituiti in prevalenza da substrati arenacei, calcareo marnosi, da scisti argillosi. I suoi vini hanno un colore rosso rubino intenso, mentre al naso propongono sentori di frutta matura, lievi percezioni di note speziate combinate con le caratteristiche varietali. In bocca hanno una discreta acidità che sorregge una fibra tannica morbida. Sono inoltre presenti varietà a bacca bianca autoctone quali la Malvasia bianca lunga e il Trebbiano toscano, destinate alla produzione del Vinsanto. Sono molte le denominazioni presenti a partire dal Chianti sottozona Colline Pisane DOCG, il Montescudaio DOC, Terre di Pisa DOC, Val di Cornia DOC,Val di Cornia Suvereto DOCG, San Torpè DOC anche con la tipologia Vinsanto. In cima alla lista delle denominazioni c’è il Chianti delle Colline Pisane, che evoca l’idea stessa di Toscana e il grande bagaglio di tradizione enogastronomica di questo territorio.