Alla scoperta della Gallura
Alla scoperta della Gallura

CON L’ARRIVO DEI COLONI GRECI e la fondazione della città di Naxos ai piedi dell’Etna, costruita per opera dei Calcidesi, la Sicilia entra nella Grande Storia (VIII sec. a.C.) del Mediterraneo . Il grappolo d’uva come effige nella sua moneta, testimonia il ruolo che la vite aveva per quel popolo. Il grande sviluppo della viticoltura etnea si ebbe alla fine dell’Ottocento, con l’arrivo della fillossera, chedistrusse tutta la viticoltura francese ma salvò quella attorno al vulcano, che alimentò dallo scalo di Riposto, un intenso commercio del vino verso i mercati d’Oltralpe. L’Etna è uno dei vulcani più attivi della Placca Euroasiatica, che con i suoi 3.350 metri s.l.m. si staglia sulla piana catanese. Le sue origini sono relativamente recenti, risalgono infatti al Pleistocene medio, circa 500mila anni fa. La vite è presente sulle sue laviche pendici, in un semicerchio che corre da nord verso est e vira verso sud. Si allevano vitigni a bacca nera, come il Nerello Cappuccio, il Nerello Mascalese e a bacca bianca come il Carricante e la Minnella bianca, cultivar che danno vita alla Denominazione l’Etna DOC , circa mille ettari di superfice vitata, la prima a ottenere la Denominazione d’Origine Controllata in Sicilia. Si presenta nelle tipologie Etna DOC Bianco anche Superiore, Etna DOC Rosso anche Riserva, Etna DOC Rosato ed Etna DOC Spumante. L’areale di produzione si caratterizza per suoli vulcanici molto drenanti e ricchi di minerali, costituiti da prodotti effusivi recenti, di varia natura, prevalentamente da rocce compatte di natura basaltica e da accumuli di piroclasti come la pomice, la pozzolana, le ceneri e altre.

Il particolare nascosto

UNA PARTICOLARE ARGILLA che presenta notevoli capacità di accumulo di acqua, denominata allofana, consente alla vite di superare lunghi periodi di siccità estiva. Sono però le caratteristiche climatiche, determinate dall’altitudine e dall’esposizione dei diversi versanti a condizionare in modo sostanziale le caratteristiche delle uve. Infatti i vigneti si sviluppano in gran parte fra i 350 e i mille metri subendo notevoli escursioni termiche fra il giorno e la notte. Precipitazioni e temperature differenziano il territorio in sottozone precoci, medie e tardive e l’esposizione in questo, conta più della quota. La sottozona precoce che rappresenta l’areale posto a nord-est del vulcano, presenta le condizioni climatiche più favorevoli per la produzione di vini dalle gradazioni alcoliche più elevate, la maggiore intensità colorante e di sentori floreali al naso. La grande eleganza e la fragranza delle note fruttate sono superiori invece nella zona a maturità tardiva, l’equilibrio gustativo è più percepibile nella fascia intermedia che dona vini decisamente più armonici. Le vigne si trovano su piccoli appezzamenti sostenuti da muri a secco, costruiti con la pietra lavica, che disegnano il paesaggio con linee e intrecci perimetrali. Accanto al disordine e al caos delle lave, allo scompiglio degli alberelli di vite piantati un tempo senza un ordine preciso, si contrappone la geometria dei muretti e oggi dei filari rettilinei dei vigneti.

Come un giardino

E’ un paesaggio che nasce da una natura austera, ma l’agricoltore –giardiniere ha saputo ingentilirlo, donando armonie di forme. Le viti spesso sono pre-fillosseriche, franche di piede, allevate ad alberello etneo, di età talvolta superiore agli 80-90 anni. A partire dalla fine degli anni ‘90 l’Etna ha vissuto una vera e propria rinascita ed è uno dei territori italiani del vino che si è sviluppato maggiormente. Sono nate nuove cantine, fondate spesso da giovani imprenditori appassionati, dediti alla ricerca e sempre più attenti alla qualità e alla valorizzazione del territorio, ma anche guidate da investitori e viticoltori stranieri, affascinati dalla bellezza del paesaggio, dai vigneti terrazzati, dalla magia del vulcano.