Sangiovese
Sangiovese

La storia di questo popolo inizia attorno al VIII secolo a.C. quando nel Mediterraneo accadono fatti che segneranno  il destino della sua civiltà: la nascita di Roma nell’aprile 735, la distruzione di Troia e l’esodo verso Occidente dei greci, la crescente espansione dei cartaginesi verso la Sicilia. Gli Etruschi, soprattutto quelli sulla costa, si inseriscono in questa storia da protagonisti con la lavorazione  del ferro. A loro  dobbiamo  dei contributi fondamentali  nella coltivazione della vite, come la domesticazione delle viti selvatiche, la forma d’allevamento con i tutori vivi, che diventerà il testucchio, simbolo di tutta la viticoltura toscana e il commercio del vino. Un commercio proficuo che durò fino alla fine del II secolo a.C. e concise con la caduta delle città etrusche. Con la  caduta dell’Impero, la costa venne  abbandonata per la malaria. Il ritorno alla viticoltura fu favorito a partire dal XVII secolo dalla famiglia Della Gherardesca, proprietari feudali i cui possedimenti andavano da Cecina fino a Follonica.

La grande rivoluzione fu attuata dai marchesi Mario Incisa della Rocchetta e Piero Antinori che, intuendo la grande vocazione del territorio  di Bolgheri a ospitare i grandi vitigni francesi, Cabernet e Merlot, introdussero metodologie innovative tra le quali la barrique, che quarant’anni fa dettero l’avvio al rinascimento enologico italiano. La fascia che corre lungo la costa del mar Tirreno, che quasi ininterrottamente va dalla Versilia fino alla Maremma, rappresenta la maggior parte delle  pianure toscane. ll clima mite, marittimo e collinare assieme, ha certamente contribuito in misura determinante a creare condizioni ideali per i vigneti, soprattutto per il salto termico tra notte e giorno, che  aiuta a dare finezza ai vini. Un territorio dal clima asciutto: lungo la costa si raggiungono a fatica i 500 mm di precipitazioni annuali. La viticoltura si sviluppa  su suoli argilloso-arenacei o ghiaioso-sabbiosi, ben drenati. Quelli  più ricchi di calcare, con scisti e galestri sono tipici delle colline , mentre l’area più vicina al mare poggia su un substrato di origine pliocenica, sopra al quale si sono creati dei grandi terrazzi degradanti. Man mano che ci si allontana dal mare e si sale di altitudine diminuisce la percentuale di sabbia e aumenta  quella argilloso-calcarea. Nella parte più meridionale, si trovano terreni dove è importante la  presenza di rocce vulcaniche del Monte Amiata. I vitigni più importanti per le Denominazioni della parte settentrionale (Bolgheri e Val di Cornia) sono i due Cabernet (franc e sauvignon) e il Merlot, mentre per il grossetano è il Sangiovese. A Bolgheri i “bordolesi” arrivano agli inizi degli anni ’60 portati da Mario Incisa della Rocchetta che costituisce i primi vigneti con le marze prelevate nelle tenute di Migliarino (Pisa) del conte Salviati. Sono vitigni che prediligono terreni leggeri, profondi e ciottolosi. Il loro vino è ricco di corpo e alcolico, di colore rosso brillante che con l’invecchiamento tende al granato, mentre all’esame olfattivo offre  intensi profumi fruttati di ciliegia, amarena e ribes. In bocca il vino è asciutto, armonico, giustamente tannico e di corpo.

Del  Sangiovese non si conoscono le origini, anche se recenti indagini genetiche hanno accertato che, a dispetto della sua diffusa presenza nell’area romagnola e toscana, possieda parentele con molti vitigni coltivati nel Sud Italia, soprattutto in Sicilia e Calabria. Le prime informazioni che lo riguardano risalgono solo al 1590. ll vino  si presenta di rosso rubino vivo, al naso scopre profumi e un bouquet ricco di note fruttate, di ciliegie, di mirtilli, di erbe, di fiori di campo. Al gusto la sapidità si integra a un tannino  dolce e persistente, con piacevoli percezioni di more mature.

 

Un consiglio

Solo quando si tratta di vini particolarmente invecchiati è buona cosa lasciare decantare per un’ora.