22 apr 2022

Alberi anti-emissioni Oltre sei milioni da mettere a dimora

L’Italia dovrà piantare 6,6 milioni di alberi di qui al 2024: ma fin d’ora molti sono i dubbi sul raggiungimento dell’obiettivo fissato nel Pnrr. Paiono poche le risorse stanziate e perfino la disponibilità di piante da mettere a dimora
L’Italia dovrà piantare 6,6 milioni di alberi di qui al 2024: ma fin d’ora molti sono i dubbi sul raggiungimento dell’obiettivo fissato nel Pnrr. Paiono poche le risorse stanziate e perfino la disponibilità di piante da mettere a dimora
L’Italia dovrà piantare 6,6 milioni di alberi di qui al 2024: ma fin d’ora molti sono i dubbi sul raggiungimento dell’obiettivo fissato nel Pnrr. Paiono poche le risorse stanziate e perfino la disponibilità di piante da mettere a dimora

Gli obiettivi del Pnrr sono ambiziosi: di qui al 2024 l’Italia dovrà piantare 6,6 milioni di alberi suddivisi per 14 città, nelle cui aree metropolitane (per un totale di 1268 comuni) dovrà avvenire questo imponento impianto arboreo. Per la tutela del verde urbano ed extraurbano gli stanziamenti sono di 330 milioni e la superficie boscata alla fine dovrà coprire un’area pari a 9mila campi da calcio, ovvero mille alberi per ettaro (ora siamo sui 100-150).

L’aumento della densità non avrà però purtroppo un impatto evidente sull’assorbimento dell’anidride carbonica che oggi con i venti miliardi di piante di alto fusto già presenti sul nostro suolo tocca il 10% delle emissioni. L’obiettivo di azzerarle prevede una diminuzione del 55% tra 2020 e 2030 rispetto a quelle registrate nel 1990, con proiezioni al rialzo verso l’80% tra 2030 e 2040 e del 100% tra 2040 e 2050. In termini assoluti si tratta rispettivamente di 17, 13 e 11 milioni di tonnellate di CO2 da tagliare ogni anno delle predette decadi.

Quindi, anche arrivando a un albero ogni nove cittadini e raggiungendo l’obiettivo promesso all’Unione Europea, la riduzione dell’impatto del climate change e dell’inquinamento atmosferico con conseguente perdita della biodiversità continuerà a rappresentare una criticità irrisolta. Senza contare che il Piano di riforestazione varato a novembre dal Ministero della Transizione ecologica pur animato dalle migliori intenzioni (per esempio, la coerenza tra le specie piantate e le caratteristiche biogeografiche dei luoghi dove dovrebbero trovare dimora), si scontra con tempi e modi della sua realizzazione.

Entro la fine del 2022 ogni città metropolitana, dopo aver presentato almeno cinque proposte progettuali per 150 ettari, deve piantare 1,6 milioni di alberi. Tempi strettissimi, se si pensa che l’operazione, per avere buone probabilità di successo nell’attecchimento, può avvenire solo tra metà ottobre e metà aprile. Non solo, ma le città hanno a disposizione gli spazi necessari per arrivare allo scopo, cioé assorbire gli inquinanti? Perché la funzione avviene solo se il rinverdimento si svolge a poche decine di metri dalla fonte di emissione. Resta il prezioso contributo nel contenimento delle ondate di calore e nell’assorbimento delle piogge in funzione anti-alluvione e frane, ma i 50 euro messi a disposizione per ogni albero sono sufficienti per portare a termine l’operazione?

Basta fare un giro nei vivai per rendersi conto dei costi: un albero formato supera il centinaio di euro e anche se le risorse ’verdi’ provengono dalle riserve della Forestale si può trattare al massimo di esemplari di un metro e mezzo. A parte che i numeri disponibili sono ampiamente al di sotto della necessità di approvvigionare in tre anni 6 milioni di piante. Che poi andranno anche seguite per almeno un settennato dopo il rimboscimento per osservare lo scenario che si presenta di anno in anno (tra siccità, eventuali eventi atmosferici avversi, malattie, stabilità onde evitare rischi per la popolazione). C’è la sensazione che la buona intenzione sia destinata a restare tale o poco più.

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