19 mar 2022

Vincono gli sponsor, l’Italia finisce ai box

Giovinazzi ha lasciato il posto al cinese Zhou, eguagliato il record negativo stabilito dal 2012 al 2017 e poi nella stagione 2018

Il licenziamento di Nikita Mazepin ad opera della Haas aveva fatto sperare in un immediato ritorno nel Circus di Antonio Giovinazzi, di fatto scaricato al termine della stagione 2021 dall’Alfa Romeo per una mera questione economica: servono piloti che portino sponsor di grande peso (come il cinese Guanyu Zhou che lo sostituirà), il loro rendimento in pista non è il primo fattore di scelta. E invece la scuderia Usa ha optato per l’esperto danese Kevin Magnussen. Game over per l’Italia in termini di partecipazione al Mondiale dei nostri piloti, come se la nostra scuola non avesse più peso dopo aver scritto tante pagine di storia. Da quando esiste la Formula Uno nel 1950, abbiamo schierato in pista 98 piloti (93 quelli che hanno preso il via in almeno un Gp). Quindici di loro sono arrivati a vincere almeno una corsa, due (Nino Farina, e Alberto Ascari per due volte) hanno conquistato l’iride. Da record le stagioni 1991 e 1992, quando l’Italia arrivò a piazzare sui bolidi del Circus (anche se non tutti riuscirono a qualificarsi per le gare) addirittura 15 piloti. Altri tempi, altre economie, altre logiche. Ma in trent’anni è cambiato davvero tutto. Già a metà anni ’90 il limite di dodici scuderie in gara portò a un rapido ridimensionamento dei nostri portacolori in termini numerici. Ma era scontato trovare uno dei nostri al volante nel massimo campionato. L’ultimo a vederne due al via è stato quello del 2009. Dal 2012 al 2017 abbiamo sperimentato l’assenza totale di nostri rappresentanti a bordo dei bolidi di F1. Fu proprio Giovinazzi a rompere il digiuno, con la Sauber. Altra stagione con uno zero nella casella dei nostri piloti il 2018, l’anno successivo il ritorno di Giovinazzi con l’Alfa Romeo. Poi sappiamo come è andata.

Davvero singolare come l’Italia schieri il team più rappresentativo e prestigioso del Circus, la Ferrari, ma poi non riesca a proporre una batteria di piloti in grado di competere nel campionato. Tutto questo mentre l’Inghilterra – con Russell, neo compagno di Hamilton alla Mercedes, e Norris, talento cristallino in forza alla McLaren – riesce già a prenotarsi un gran futuro e anche la Francia – con Gasly dell’Alpha Tauri e Ocon dell’Alpine – prova a fare la voce grossa. Davvero un peccato per un paese, il nostro, che dell’estro unito alla velocità aveva fatto vanto. Dobbiamo invece accontentarci di veder correre piloti, con tutto il rispetto e pure le concessioni che si devono alla globalizzazione, da Cina, Canada, Thailandia, Giappone...

Paolo Grilli

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