19 mar 2022

Sorpassi e budget, è una caccia al tesoro

Il ritorno dell’effetto suolo dovrebbe cancellare anche le scie, il tetto alle spese punta ad equilibrare il livello dei concorrenti

leo turrini
Sport

di Leo Turrini

Magari esagerando, qualcuno si è addirittura spinto ad affermare che il cambio delle regole tecniche rappresenta per la Formula 1 la più grossa novità dell’ultimo mezzo secolo. È lecito supporre che si tratti di una interpretazione eccessiva, nel senso che di solito, nel mondo a 300 all’ora, raramente la pratica coincide con la teoria.

In compenso, è vero che la federazione internazionale, d’intesa con le scuderie, ha cercato di rendere più equilibrata la competizione sulle piste. Ma vale sempre il discorso del budino: per capire se è buono, lo devi mangiare.

Reintroducendo l’effetto suolo, da… guadagnare limitando drasticamente il ricorso ad appendici aerodinamiche, la Formula Uno mira ad eliminare l’effetto scia. In buona sostanza, la macchina che insegue non dovrebbe più essere condizionata dalla vettura che le sta davanti. Ciò dovrebbe facilitare i sorpassi, senza l’utilizzo dell’ala mobile, e i duelli ruota a ruota.

Inoltre, le monoposto sono più pesanti e si passa a gomme, sempre Pirelli, di 18 pollici. Diminuirà il surriscaldamento delle “scarpe”, con ulteriore beneficio per chi imposta una strategia di gara più aggressiva.

Ma, eccoci al punto, funzionerà? Le indicazioni fin qui raccolte sono contraddittorie. Anche perché i progettisti delle scuderie si sono sbizzarriti, andando alla ricerca di soluzioni che velatamente puntano ad aggirare quello che lo spirito della rivoluzione regolamentare. Infatti, prevedibilmente, sono già scoppiate numerose polemiche dietro le quinte, vedi ad esempio le discussioni sulla legalità degli specchietti retrovisori della Mercedes.

Bisogna poi aggiungere un’altra cosa, che non riguarda le norme tecniche, ma quelle che potremmo definire finanziarie. Per la prima volta nella sua storia, la Formula Uno ha fissato un tetto alle spese. Per contrastare la disparità tra le forze in campo, è stato imposto un limite agli investimenti.

In teoria, un team ha a disposizione, grosso modo, 150 milioni di euro per una stagione (peraltro diverse voci, come gli stipendi dei piloti, sono escluse dal computo).

Ma chi controlla chi? Anche qui, la corsa alla furbata (tipo spese formalmente sostenute da un partner esterno…) è già scattata. Non a caso Mattia Binotto, il capo del reparto corse della Ferrari, ha sottolineato l’urgenza di verifiche serie: perché il budget cap incide sulla possibilità di sviluppare la macchina nell’arco del campionato.

In breve: allacciate le cinture.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?