18 mar 2022

Chris, Toto e Mattia: così diversi, così uguali

Horner, Wolff e Binotto interpretano il ruolo di team principal in modo molto differente, tra sfuriate in diretta e battaglie politiche

leo turrini
Sport

Quel giro infinito li ha resi popolari quanto mai prima. Nella domenica di Abu Dhabi, quando Max Verstappen ha soffiato in extremis il titolo mondiale a Lewis Hamilton, ci sono stati altri due protagonisti. In diretta mondovisione. Nei video e negli audio, replicati migliaia e migliaia di volte sulle piattaforme social.

Toto Wolff, il capo della Mercedes, e Chris Horner, il capo della Red Bull, ormai sono due star. Mediatiche. Non guidano la macchina. Non la progettano. Non scelgono le strategie di gara. Eppure, contano tantissimo.

Toto è un cosmopolita poliglotta. Dicono sia anche un po’ stufo del ruolo che occupa in Mercedes, dove pure è socio della scuderia. Si era candidato al posto di Bernie Ecclestone, poi finito a Stefano Domenicali. Talvolta il suo nome è stato accostato anche alla Ferrari, visto che parla bene l’italiano.

Chris, cioè Horner, è l’uomo dei Bibitari da sempre. Ama la dolce vita (ha sposato una componente delle Spice Girls) e ha celebrato in un passato vagamente remoto i quattro mondiali consecutivi di Seb Vettel. Poi ha scommesso sull’enorme talento di Max Verstappen e sul traguardo di Abu Dhabi, quando l’olandese ha perfezionato l’impresa, l’urlo via radio di Chris ha spaccato il microfono.

Essendo due galli nel pollaio, Wolff e Horner non si possono vedere. Si beccano sistematicamente, anche se poi siglano tregue effimere. Nel 2022, complici le zone grigie del regolamento, continueranno ad azzuffarsi. Hanno già cominciato, in effetti.

Il terzo uomo, in questa storia, è un italiano di Reggio Emilia. Un ingegnere cresciuto tra i motori, salito di grado all’interno della struttura Ferrari. Ma non sarebbe giusto proclamare che Mattia Binotto ha fatto carriera sulle sconfitte della Rossa: anzi, lui era già in squadra ai tempi d’oro di Montezemolo, Todt e Schumi.

Da fuori, onestamente, Binotto sembra meno scafato della coppia Wolff-Horner. Non meno preparato: forse, meno abituato a combattere le battaglie sotto banco, sotto il tavolo, dietro le quinte. Perché anche questa è la Formula Uno: uno scontro di potere.

Come Toto e Chris, uno sconfitto e l’altro vincitore, hanno ben dimostrato nella indimenticabile domenica di Abu Dhabi.

 

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