Dagli antichi romani al fascino senza tempo di Venezia: storia di una festa piena di gioia

Origini / "Carnem levare" è una frase che indicava il banchetto da preparare per il Martedì Grasso

Arlecchino, nato tra il XVIII e il XIX secolo, è la maschera più famosa della tradizione

Arlecchino, nato tra il XVIII e il XIX secolo, è la maschera più famosa della tradizione

Vi siete mai chiesti da dove derivi il nome “Carnevale”? È noto come questa festa abbia origini pagane: dalle feste dionisiache prima e dai Saturnali poi, il termine “Carnevale” trae il suo significato dalla frase latina “carnem levare” ovvero “levare la carne”, una frase che indicava il banchetto che, solitamente, veniva preparato il Martedì Grasso: un pasto luculliano prima del periodo di digiuno legato alla Quaresima, durante la quale a nessuno era più concesso mangiare carne.

Legata da sempre al mondo cristiano, il Carnevale in realtà affonda le sue origini, come accennato, nella tradizione romana con i Saturnali e prima ancora in quella greca con le feste organizzate in onore del dio Dioniso: durante queste celebrazioni era lecito lasciarsi andare, bevendo e mangiando a sazietà e dedicandosi a giochi e scherzi di ogni tipo, complice anche una maschera dietro la quale potersi celare.

Del resto, "Semel in anno licet insanire", ovvero "una volta l'anno è lecito impazzire": questo solevano dire gli antichi riferendosi al periodo di Carnevale. Durante queste festività lasciarsi andare a bagordi e festeggiamenti, scherzi e giochi, non solo era consentito ma era quasi una regola e mascherarsi, rendendosi irriconoscibili, rendeva il tutto più accattivante. La maschera era vista come una sorta di “livella sociale” dietro la quale potevano celarsi il ricco signore come il povero servo, ogni differenza tendeva a scomparire, almeno per il tempo dei festeggiamenti, finiti i quali l'ordine tornava a regnare nella società.

A riprova di ciò, nel Medioevo, persino i popolani potevano, anche se per poche ore, sentirsi alla stregua di nobili e principi indossando una corona. In realtà il travestimento è un’attività che può essere fatta risalire addirittura all’antico Egitto, in onore della dea Iside. Poi, nel corso dei secoli, l’usanza ha proseguito la sua naturale evoluzione. Ad esempio, tra il XVIII e il XIX secolo, grazie alla Commedia dell’Arte, nascono le maschere tradizionali italiane, così come le conosciamo: Arlecchino e il suo arcinemico Brighella, Colombina, unica maschera femminile, e Pantalone, fino a Pulcinella con la sua proverbiale incapacità di mantenere i segreti.

I secoli passano ma il fascino del Carnevale resta immutato: in Italia sono famosissimi quelli di Venezia e di Viareggio con i suoi carri allegorici, o Ivrea con la sua celeberrima e folkloristica battaglia delle arance, mentre nella cittadina siciliana di Sciacca, in provincia di Agrigento, vengono realizzate meravigliose opere in cartapesta. Anche nel resto del pianeta il Carnevale è una festa molto sentita: basti ricordare quello di Rio de Janeiro, che rimane ancora oggi il più famoso al mondo, e, solo per restare nel continente, quelli di Santa Cruz de Tenerife in Spagna e di Nizza in Francia.