Tania Cagnotto
Tania Cagnotto

“Torno a fare tuffi da madre. Obiettivo, Olimpiade di Tokyo. Riuscire a fare tutto è duro ma mi piace. Il nuoto contribuisce alla parità di genere”

NATA IL 15 maggio 1985 a Bolzano
LAVORO: Tuffatrice, telecronista sportiva

«Sinceramente a volte io mi chiedo dove e come noi donne riusciamo a trovare le energie per fare tutte le cose che facciamo...»

Tania Cagnotto è una eroina dello sport italiano. Tuffandosi in piscina dal trampolino e dalla piattaforma, ha conquistato quarantuno medaglie tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Un record, per la trentatreenne atleta delle Fiamme Gialle. Un record che potrebbe essere persino migliorato. Da lei medesima.

«Dopo le soddisfazioni della Olimpiade di Rio, un bronzo e un argento, ufficialmente mi ero ritirata - sospira l’atleta bolzanina - Del resto, avevo i miei buoni motivi».

La famiglia.

«Esatto. Mi ero sposata e volevo appagare il desiderio di maternità».

In effetti è arrivata Maya.

«Mia figlia. Adesso ha un anno e ovviamente è bellissimo vederla crescere».

Ma nel frattempo Tania ha ripreso a tuffarsi.

«Eh, sì. L’idea è partita da Francesca Dallapé, la mia storica partner nelle gare di tuffi in coppia».

Ma non si era ritirata anche Francesca?

«Infatti! Stessa storia, famiglia, una figlia, fine dell’agonismo».

E cosa vi ha fatto cambiare idea, di grazia?

«Forse la voglia di recuperare l’emozione della competizione, in una dimensione nuova, diversa».

Due mamme sul trampolino.

«Con le bambine non di rado al seguito, perché non sempre i nonni hanno tempo per occuparsene. Così io e Francesca riempiamo lo zainetto di biberon e di giocattoli e le piccole ce le portiamo in palestra o in piscina».

Fantastico.

«Oddio, scriva che è una esperienza originale, questo sì. Comunque è divertente, lo ammetto».

A che punto siete con l’operazione rientro?

«Ci sono delle procedure da rispettare, ad esempio essendoci ritirate eravamo uscite dai programmi di controllo anti doping, ci vogliono sei mesi per essere riammesse alle gare ufficiali».

Esordio bis?

«Al massimo entro giugno torneremo ad essere valutate per i nostri tuffi  dai giudici internazionali».

Obiettivo?

«Un passo alla volta. Di sicuro sarebbe bellissimo ottenere la qualificazione per l' Olimpiade di Tokyo».

Mamme banzai.

«Ma guardi che non sarà semplice. L’Italia può iscrivere una coppia sola».

E che problema c’è?

«Glielo spiego subito. Elena Bertocchi e Chiara Pellacani, giovanissime, sono le campionesse europee in carica».

Due mamme contro due teen ager.

«Ah, sarà una sfida generazionale, questo è poco ma sicuro. In compenso, se le ragazze saranno più brave di noi, ecco, io e Francesca saremo le prime a fare il tifo per loro».

Tania, è difficile per una donna fare sport al massimo livello in Italia?

«Naturalmente io posso parlare soltanto sulla base della mia esperienza».

E allora?

«Non mi sono mai sentita discriminata rispetto ai maschi. Tenga presente che avevo, come dire, un vantaggio competitivo. Cioè sono figlia d’arte, mio padre era l’amico e il rivale del mitico Klaus Dibiasi e la mamma Carmen era campionessa anche lei nei tuffi».

Nessuno l’ha ostacolata.

«Appunto. Inoltre storicamente gli sport d’acqua hanno sempre valorizzato l’elemento femminile. In questo, il nuoto e i tuffi hanno contribuito alla parità di genere».

E com’è riprovarci da madre?

«Eccitante e molto, molto impegnativo. Ricominciare con una famiglia e con una figlia significa entrare nella logica multitasking».

Prego?

«Multitasking è la donna che lavora, che ha una casa di cui occuparsi, che ha bambini da allevare. A volte a me capita di dormire solo due ore per notte e non sono l’unica e però vado avanti, perché mi piace tutto quello che faccio!»

 Buon viaggio s Tokyo 2020, cara Tania.

«Chissà se avrò diritto di salire su quell’aereo...»