Novella Calligaris
Novella Calligaris

"Pensavano che una donna agonista dovesse essere un maschiaccio. Mi dicevano: non potrai mai competere con le nordiche"

NATA IL 27 dicembre 1954 a Padova
LAVORO: ex nuotatrice ora giornalista

«Sinceramente io non mi rendevo conto di quello che significavano le mie imprese. Nuotavo perché mi piaceva, per divertirmi, per vincere. Non mi vedevo come un’eroina, ero solo una ragazzina. Ho capito dopo...»

Novella Calligaris ha cambiato la percezione del ruolo della donna nello sport e quindi nella mentalità degli italiani e delle italiane. Nel 1973 a Belgrado vinse il titolo mondiale negli 800 stile libero. Fu un’impresa sensazionale. E qualcuno finalmente aprì gli occhi.

«Fino a quel momento c’era l’idea che una signorina dedita all’agonismo dovesse per forza essere un maschiaccio - sospira Novella, oggi brillante giornalista - L’equazione era: se corri salti e nuoti non puoi essere elegante, attraente, carina. C’era un pregiudizio molto forte».

Come lo sconfisse?

«Privilegiando la mia femminilità. Ero una atleta ma mica rinunciavo alla mia identità. Cominciando dai costumi da piscina che sceglievo, dai colori, dagli accostamenti cromatici».

Fu facile?

«Beh, no. Pensi che in federazione c'era un allenatore che tranquillamente faceva discorsi sull'inferiorità della donna».

Addirittura.

«Erano altri tempi, dominava una cultura antica. Pensi che mi sentivo dire cose del tipo: già sei donna e per giunta sei italiana e quindi non potrai mai competere con una tedesca o con una valchiria del nord...»

Ancora un po’ e le citavano la teoria della razza.

«In verità me l’hanno citata davvero ma io sapevo che avevano torto».

Ha dimostrato da che parte stava la ragione, tra titolo mondiale e medaglie olimpiche.

«Come le dicevo, all’inizio per me era solo competizione, lo sport per lo sport. Poi crescendo ho scoperto una cosa molto bella».

Che cosa?

«La gratitudine popolare. La solidarietà femminile. A distanza anche di decenni, mi imbatto in ex ragazze che mi fanno i complimenti. Mi dicono che all’epoca ho indicato loro una nuova frontiera, le ho incoraggiate con l’esempio a credere in un diverso modo di essere e di pensare».

Novella Calligaris come John Kennedy.

«Oddio, non esageriamo! Però è vero che nel mio piccolo ho contribuito a vincere la lotta contro il pregiudizio. Una donna può essere competitiva nello sport e quindi anche nella vita senza snaturarsi, senza modificare l’essenza, l’anima».

Oggi è tutto diverso.

«Quasi tutto diverso, mi permetta».

Perché quasi?

«Perché sicuramente molti stereotipi sono stati azzerati e il rispetto nei confronti della donna è una conquista consolidata. Però siamo nel 2019 e ancora sento uomini che vanno in televisione a gridare che una femmina non può occuparsi di calcio...»

Vogliamo commentare?

«Meglio limitarsi a ricordare che la nazionale femminile di calcio per i mondiali si è qualificata. Quella maschile non mi pare...»