powell jobs
powell jobs

“Vogliamo costruire ponti e colmare i divari tra le persone. La scuola è la porta d'accesso a un mondo più grande”

NATA IL 6 novembre 1963 a West Milford, New Jersey
LAUREE: economia e Scienze politiche
LAVORO :Imprenditrice e filantropa

«Studiare è importante per valutare con la propria testa. Vogliamo costruire ponti, colmare i divari tra le persone», parola di Laurene Powell Jobs (nel novembre scorso a Firenze per la 19esima edizione de Il Quotidiano in classe). La vedova di Steve Jobs ha sempre creduto nel valore dell’istruzione, e ne ha fatto uno dei capisaldi della sua azione personale e pubblica.

Oggi ha 55 anni, un patrimonio di 20 miliardi di dollari, ed è una delle donne più ricche del pianeta. Ma la sua storia è quella di una ragazza con poche possibilità economiche e tre grandi risorse: tenacia, determinazione e istruzione. Nata a West Milford, una cittadina del New Jersey, Laurene resta orfana a tre anni quando il padre, che era un pilota della Marina, muore in un incidente di volo. La madre, insegnante, si trova con quattro figli piccoli da crescere (Laurene ha due fratelli maggiori e uno più piccolo) e i soldi in casa non sono tanti. «La scuola mi piaceva - racconterà in una intervista - andavo bene, mi dava soddisfazione, volevo andarci quanto più possibile ed essere bravissima». Sacrifici, lavoretti, prestiti universitari per pagare le tasse dell’università della Pennsylvania: «Dentro di me sapevo che senza studi non avrei avuto le opportunità che ho avuto nella vita». A 22 anni ha una doppia laurea: Scienze politiche ed Economia, e inizia a lavorare per Goldman Sachs. Dopo tre anni passa alla Merrill Lynch. Ma non le basta, vuole diventare una imprenditrice, si rimette a studiare e si iscrive alla Graduate School of Business a Stanford. Ed è qui che incontra il futuro marito.

E’ un colpo di fulmine: Steve Jobs tiene una conferenza, Laurene arriva tardi, si mette in un posto libero in prima fila e scambiano due parole. All’uscita, lui la ferma nel parcheggio, la porta a cena in un ristorante vegetariano, e passano insieme i 22 anni successivi. Si sposano un anno e mezzo dopo, nel marzo 1991, con una cerimonia buddista all’Ahwahnee hotel nel parco nazionale di Yosemite. Il primo figlio, Reed, nasce nel settembre 1991 (e nello stesso anno Laurene completa gli studi a Stanford), le figlie Erin e Eve rispettivamente nel 1995 e nel 1998. Vita tranquilla, a Palo Alto, in una casa ‘normale’ e con i figli che vanno a scuola in bicicletta, nonostante il cognome sempre sulla stampa.

Famiglia sì, ma non solo: la ragazza del New Jersey non ha abbandonato l’obiettivo di avere una sua impresa e nei primi anni ‘90 fonda, insieme ad altri soci, Terravera, un’azienda di cibi biologici. Poi nel 1997 c’è Track College, organizzazione no profit che aiuta nella preparazione per il college gli studenti disagiati. Eccolo, il filo conduttore che ritorna: fare in modo che la scuola, l’istruzione, siano alla portata di tutti. E’ il tema centrale della Emerson Collective, la sua organizzazione (fondata nel 2004) con cui sostiene imprenditori che operano nell’istruzione e nell’integrazione sociale: «Per gli studenti con cui lavoro - ha detto - la scuola è la via d’uscita, la porta d’accesso a un mondo più grande di quello che hanno attorno. Per me è stato proprio così». Non è un caso se come nome ha scelto quello di Ralph Waldo Emerson, uno dei principali poeti americani: «In un’anima, nella tua anima, ci sono risorse per il mondo intero» recita il verso di Emerson che apre la presentazione del sito della società.

Ci sono altri settori in cui Powell Jobs mette sempre più energie (e fondi): la difesa dell’ambiente, la giustizia sociale, il giornalismo di qualità. Fanno rumore anche i finanziamenti a cinema, arte, tutti finalizzati a far crescere una visione liberal e consapevole: “Sta cercando di salvare il modo in cui narriamo la realtà?” si è chiesto pochi mesi fa il New York Times, mettendo in fila tutte le ‘azioni’ di Lauren in questo campo, a partire da quando, due anni fa, ha acquisito la maggioranza di The Atlantic, la rivista fondata nel 1857 proprio da Emerson (fra gli altri). L’ultimo, in ordine di tempo è l’investimento in Hello Sunshine, società di produzione americana fondata da Reese Whiterspoon, che vuole sostenere i valori e i diritti delle donne.

Un crescendo di impegni che l’ha portata negli ultimi anni sempre più spesso sotto le luci della ribalta, da cui si era sempre tenuta lontana. Come quando ha incontrato a porte chiuse il presidente Donald Trump per perorare la causa dei Dreamers, gli 800.000 ‘sognatori’ entrati negli Stati Uniti da bambini come immigrati clandestini e che una volta cresciuti si ritrovano ora senza permessi di soggiorno. L’ex ragazza del New Jersey ha realizzato il suo sogno americano, e vuole fare in modo che possa succedere anche ad altri.