Bonino
Bonino

“Auguro una società in cui ognuno può essere ciò che è e ciò che vuole essere, indipendentemente dal sesso di appartenenza, dalla religione, dal credo politico”

NATA IL 9 marzo 1948 a Bra (Cuneo)
LAUREA: Lingua e lettteratura straniera
LAVORO: Politica

Delle tante battaglie che ha fatto nella sua lunga vita politica, Emma Bonino ne ha legate molte alla parola donna. «Con orgoglio. E le rifarei tutte». Ma per una combattente come lei le battaglie non sono finite. «Rispetto a quando ero ragazza io, la sensazione riguardo alla condizione femminile è completamente cambiata, e occorre riconoscerlo anche migliorata. Però la strada è ancora lunga e in salita, con rischi di ritorni indietro importanti».
Che rischi vede?
«Pensiamo al disegno di legge Pillon in discussione in Senato con le modifiche al diritto di famiglia. Dove il salto all'indietro, giuridico e culturale, è impressionante. Se guardo alle dichiarazioni di Pillon sulle unioni civili o altre temi affini vedo un passo indietro. Si vogliono mettere in dubbio le conquiste dell'emancipazione e dei nuovi diritti, per gli uomini e per le donne, con un ingresso potente dello Stato nelle scelte private dei cittadini».
Tra le tante iniziative che lei ha avviato in difesa delle donne, quali sono le più significative?
«Ricordo la legalizzazione del divorzio e dell'aborto, il nuovo diritto di famiglia, l'abolizione del reato d'onore. Sono state battaglie importanti. Poi come se avessimo conquistato troppo, adesso il movimento femminista si è quasi fermato, per prendere fiato».
Lei ha lavorato molto in Europa, è stata ministro degli Esteri. Che differenze vede tra la condizione femminile in Italia e nel resto dell'Europa?
«Le differenze sono molti evidenti specialmente con i paesi nordici, che hanno una cultura diversa specie sulla divisione dei ruoli in famiglia o sull'importanza del ruolo professionale delle donne. Sono società più aperte al cambiamento, probabilmente risentono di una diversa cultura religiosa».
Le quote rosa in politica hanno aiutato?
«Credo sia presto per dirlo. Come tutti sanno non sono un'appassionata di quote rosa, semplicemente perché non lotto per una società in cui le quote non esistano. Non voglio quote di neri, di gialli o di chiunque altro, quindi neppure di donne».
Però alla fine sono state accettate anche dalle donne.
«Forse per sfinimento, perché vedevano che non c'era altro modo per avere qualche spazio».
Perché abbiamo poche donne a vertici delle istituzioni? Mai un presidente della repubblica, mai un presidente del consiglio o della Corte Costituzionale.
«Per il motivo per cui non c'è un direttore di giornale donna, o che ci sono pochissimi presidi di facoltà donna nonostante ci siano bravissime ricercatrici. A parte i radicali storicamente, penso alla Aglietta, e adesso la Meloni, non c'è un segretario di partito donna. Il discorso è sempre lo stesso: chi ha il potere se lo tiene ben stretto».
Ha senso ancora la festa della donna?
«Dipende come la si vive. Se solo è una ricorrenza per regalare o farsi regalare delle mimose, o se è l'occasione di ricordare una sfida politica. Per me è un giorno come un altro».
Si parla sempre di diritti delle donne. Pochissimo dei doveri.

«Ma guardi, a me pare che le donne di doveri ne abbiano fin troppi. Difficilmente una donna è disoccupata. Magari non è pagata, o è sottopagata. Questo è il punto».
Una delle sue storiche iniziative per la difesa dei diritti delle donne è quella contro l'infibulazione.
«Ne vado molto orgogliosa».
A che punto è?
«E' molto lunga e molto difficile, perché si tratta di una pratica diffusa in buona parte dell'Africa, e che si scontra con credenze culturali e religiose estremamente radicate nella popolazione indigena».
Esiste anche tra gli immigrati in Italia?
«Stiamo cercando di capir bene la reale portata di questo fenomeno nel nostro paese».
E all'estero?
«Nell'Africa occidentale, quella francofona, la nostra campagna ha avuto un buon successo visto che proprio grazie a quest'opera di sensibilizzazione sette o otto grandi paesi hanno approvato normative che penalizzano fortemente qualsiasi tipo di mutilazione e considerano l'integrità fisica come un diritto fondamentale delle persone umana. Adesso so che la Commissione europea ha adottato una analoga campagna nell'Africa orientale, dove il fenomeno è molto esteso».
Se lei potesse chiudere gli occhi e riaprili tra trent'anni, che mondo si augurerebbe per le donne?
«Semplice, una società in cui ognuno può essere ciò che è e ciò che vuole essere, indipendentemente dal sesso di appartenenza. Come dalla religione, dal credo politico, dall'orientamento sessuale».