Diana Bracco
Diana Bracco

“Le donne sono sotto rappresentate nei settori tecnici e scientifici, eppure portano novità, freschezza e anima. La società è dura a ricevere le novità?

NATA IL 3 luglio 1941 a Milano
LAUREA: Chimica
LAVORO: imprenditrice

Ha appena lanciato con la Fondazione che presiede un bando da un milione di euro per permettere ad uno scienziato italiano di tornare nel Paese e lavorare nel settore della chimica. L’obiettivo è arginare la fuga dei cervelli e creare un ecosistema favorevole per la ricerca italiana. Diana Bracco, però, continua a lavorare per regalare un ecosistema favorevole anche alle donne. Partendo, ovviamente, dalla sua azienda. Ha rivestito ruoli istituzionali come quello di presidente di Expo 2015 (è stata anche l’unica donna presidente di Assolombarda) ed è presidente e amministratore delegato del gruppo chimico e farmaceutico che fattura 1,3 miliardi di euro nel campo delle scienze della vita e della diagnostica per immagini. Per capire: una procedura diagnostica a raggi x su tre nel mondo è fatta con mezzi di contrasto dell’azienda fondata dal padre Elio Bracco nel 1927. «Sono in qualche modo un archetipo della donna che lavora e ha ruoli di responsabilità», attacca.

Partiamo dagli inizi, si è laureata in chimica

«La scelta della facoltà non fu per me un passo facile. Perché ero affascinata dalla professione medica, ma al tempo stesso la chimica e l’impresa avevano fatto parte della mia vita sin dall’infanzia. Alla fine scelsi la facoltà di chimica a Pavia, una materia complessa che mi appassionò profondamente. A distanza di tanti anni posso dire che quella decisione si è rivelata felice. E’ stato mio padre a guidarmi in azienda riservandomi peraltro una dura gavetta: prima al controllo di gestione, poi all’organizzazione, quindi nel ruolo di assistente alla presidenza. Per non parlare delle esperienze estere e nel mondo associativo».

Da tempo denuncia la scarsa presenza delle donne nei settori scientifici...

«Con l’Osservatorio di Pavia, l’associazione Gi.u.li.a. e la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, la Fondazione Bracco ha lanciato 100esperte.it, una banca dati online, inaugurata nel 2016 con 100 nomi e cv di esperte di Stem (science, technology, engineering and mathematics), i settori storicamente sottorappresentati dalle donne e al contempo strategici per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Le donne invece portano novità, freschezza e anima in questi ambiti».

Perché alcuni stereotipi sono così duri a morire?

«Perché la società è dura a ricevere le novità. Pensiamo ai medici, in particolare ai chirurghi. Le donne sono perfette per queste professioni, ma spesso bisogna convincere anche il paziente, non solo il primario. Le donne, poi, trovano difficoltà a fare carriera. E’ complicato per una donna raggiungere le posizioni apicali, quelle le tenete gelosamente voi uomini».

Quali sono le difficoltà di una giovane donna oggi?

«Molte cose sono migliorate, le donne sono molto più disinvolte e molto più consapevoli. Da noi, in azienda, le donne che lavorano nella ricerca e sviluppo sono quasi il 50%, in un ambito in cui la presenza femminile è in genere poco diffusa. Da noi si possono esprimere senza rinunciare al proprio ruolo nella vita familiare. Sul welfare aziendale siamo attenti e creativi».

In che senso creativi?

«Faccio un esempio. Dato che abbiamo il Centro diagnostico possiamo dare alle donne pacchetti di prevenzione di esami clinici e strumentali. Abbiamo, inoltre, un servizio di cura degli anziani e anche la tintoria in azienda. Insomma, riceviamo degli input e cerchiamo di soddisfarli».

Lei si definisce un’imprenditrice con la cultura nel Dna

«Io sono una doverista e lavoro moltissimo, ma nonostante ciò, non rinuncio a coltivare le mie grandi passioni: l’arte in tutte le sue forme, i libri, la pittura ma soprattutto la musica e l’opera lirica. Anche l’anima deve essere nutrita. Abbiamo sostenuto progetti molto belli nel corso degli anni. Per esempio, aiutiamo il restauro del grande organo storico del Duomo di Milano al quale abbiamo subito aderito perché ci sentiamo profondamente milanesi. Mio padre veniva dal Quarnaro, ma diceva sempre che Milano l’aveva accolto».

Cosa le ha lasciato l’esperienza da presidente di Expo 2015 spa e Commissario generale di Padiglione Italia?

«Expo è stato il mio maggior impegno e il mio miglior risultato. Ricordo molto bene quel 14 agosto in cui pioveva a dirotto nell’area dove sarebbe dovuto sorgere da lì a pochi mesi Palazzo Italia. Sembrava non realizzabile, invece ci siamo riusciti. Abbiamo fatto il nostro Albero della vita come lo volevamo. E lo abbiamo fatto bene, tanto che ha portato quelle folle di pubblico che hanno rivitalizzato Milano. Il fascino che ha Milano adesso si è creato sulle ali dell’Expo. Per questo la vicenda di Ema è stata un vero delitto».