Beyoncé Knowles-Carter
Beyoncé Knowles-Carter

“Se sei un uomo e credi che tua figlia debba avere le stesse opportunità e gli stessi diritti di tuo figlio, allora sei femminista”

NATA IL 4 settembre 1981 a Houston
STUDI: Musica e canto
LAVORO: Cantautrice e imprenditrice

Quando nel 2017 Adele ha vinto il Grammy Award per il miglior disco dell’anno con il suo album 25, la cantante è salita sul palco visibilmente commossa, ha ringraziato l’Academy, e poi ha spezzato la statuetta. «Non posso davvero accettare questo premio - ha dichiarato -, sono felicissima, ma il mio cuore è con Beyoncé, doveva vincerlo lei». Nei giorni successivi, l’immagine del premio spezzato tra le mani di Adele ha fatto il giro del mondo. E non soltanto perché voler dividere con una collega un premio così importante non è cosa da tutti i giorni, ma perché quel piccolo grammofono rotto stava a rappresentare un’istanza, anzi due: e cioè che nel 2017 la solidarietà femminile era diventata un dato di fatto più forte del carrierismo; e che Beyoncé – candidata ai Grammy con l’album Lemonade (limonata) – aveva impresso un salto definitivo, e riconosciuto da tutti i colleghi, nel suo percorso di donna e di artista.

Con una fama internazionale ottenuta prima di compiere vent’anni, 20 album all’attivo e 23 Grammy vinti alle spalle, Beyoncé Knowles-Carter, 37 anni, moglie del rapper e produttore Jay-Z, cantante, ballerina, imprenditrice, attrice e madre di tre figli, aveva una storia personale e artistica consolidata ben prima dell’uscita di Lemonade. Eppure è stato quell’album, dedicato senza troppi giri di parole ai tradimenti del marito e al superamento di quei tradimenti, a segnare per Beyoncé la svolta definitiva e a trasformarla in un’icona femminile a 360 gradi. Un’icona vera, sincera, e fedele a se stessa. Infatti, quello che i fan di Beyoncé sottolineano sul percorso della cantante è soprattutto la sua coerenza di stile, nonostante l’enorme cambiamento di contenuti degli ultimi anni. La Beyoncé che si può permettere di affrontare i temi a lei cari – sopra a tutti l’empowerment, l'emancipazione femminile, e il riscatto della black culture – è infatti la stessa Beyoncé che cantava “No, no, no” con le Destiny’s Child. È sempre sexy, è sempre prorompente, ma ha oggi un potere artistico e una visibilità tale da potersi permettere di dimostrare al suo pubblico che essere sexy e prorompenti non è in contrasto con l’essere donne impegnate o donne che stimano, sponsorizzano e sostengono altre donne.

Nel video uscito con Lemonade, le canzoni dell’album sono raccordate dai versi della poetessa anglo-somala Warsan Shire, prima poco conosciuta, e ora letta e discussa in moltissimi paesi. “Lui ti ha detto che nessun uomo può essere all’altezza di quello / che vive nella tua testa / e tu hai cercato di cambiare, non è vero?”, recita uno dei versi della Shire ripresi da Beyoncé. Ed è significativo come il femminismo di queste parole non stia tanto in un sodalizio tra donne, ma nella consapevolezza che una donna, come qualsiasi altro essere umano, non dovrebbe sentirsi in dovere di cambiare per l’imposizione di qualcun altro. Dopo essersi esibita agli Mtv Video Music Awards del 2014 di fronte all’enorme scritta “Feminist” che campeggiava su sfondo nero, Beyoncé aveva spiegato infatti che il suo essere femminista non era un atto di propaganda sulla superiorità femminile, ma piuttosto una dichiarazione di parità che non implicava vincoli di genere: «se tu sei un uomo e credi che tua figlia debba avere le stesse opportunità e gli stessi diritti di tuo figlio, allora sei femminista», aveva chiarito la Knowles.

Eppure il femminismo di Beyoncé è sicuramente un femminismo diverso dal comune, più spudorato ed esibito. Quando nel 2018 Beyoncé ha pubblicato l’album Everything is Love assieme a Jay-Z, in tanti hanno contestato il fatto che dopo un tradimento perdonare il marito, restarci insieme e rafforzarne la partnership economica e artistica fosse una mossa poco coerente con l’empowerment femminile. Eppure anche e soprattutto in questo caso Beyoncé ha dimostrato di essere un simbolo granitico, che si staglia potente contro la chiacchiera distruttiva e la dialettica comune, sottolineando con caparbietà che una donna che sceglie di ricostruire la propria storia è tanto femminista quanto una che decide di non farlo: perché essere femministi significa appunto poter scegliere per conto proprio. E la forza di questo esempio, unita al talento e alla presenza iconica del personaggio Beyoncé, crea un valore simbolico che resiste alle critiche e ai detrattori, e che si guadagna il supporto incondizionato di colleghi e fan. “Mi hanno servito dei limoni, e io ci ho fatto la limonata”, canta Beyoncé in Freedom. Come a dire: non importa cosa succede nella tua vita, l’importante è che ne cavi fuori qualcosa di buono, di rinfrescante e di costruttivo. Come la limonata.