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Export e marketing, il Verdicchio dei Castelli vuol volare più in alto

Il convegno il direttore dell’istituto marchigiano di tutela vini: «potenziale ancora da sfruttare»

Ultimo aggiornamento il 5 settembre 2018 alle 11:47
Alberto Mazzoni, il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini

JESI (Ancona) «IN DIECI ANNI è stata contingentata la produzione di Verdicchio dei Castelli di Jesi, triplicata la superficie media di ettari vitati per azienda, rinnovato oltre un quarto del vigneto e l’imbottigliamento fuori zona è calato del 75%. Oltre a ciò, nel periodo le aziende aderenti ai nostri progetti di promozione sono aumentate del 165% e l’export è cresciuto del 50%. Queste scelte stanno pagando sulla qualità del prodotto. Ora serve lavorare di più sul valore e sul marketing». Lo ha detto a Collisioni Jesi, nel corso del convegno “Bianco come il vino” in occasione dei 50 anni della doc Verdicchio dei Castelli di Jesi, il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini, Alberto Mazzoni (foto). «Da quattro anni abbiamo il bianco fermo più premiato dalle guide e non riusciamo ad affermare fino in fondo il nostro valore reale. In 10 anni, ha ricordato il direttore del consorzio, (472 soci per 15 denominazioni), la base produttiva si è rafforzata nelle superfici ed è diminuita nel numero di aziende». Oggi i 2/3 delle uve sono trasformate dalle singole aziende e solo 1/3 dalle coop. E se il sistema coop nel 2006 dominava il mercato, oggi questo è appannaggio dei singoli produttori. È di 18 milioni la produzione di bottiglie per la Doc Castelli di Jesi. Sono 2.190 gli ettari coltivati e 493 le aziende produttrici.

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