Luca Bonacini
Luca Bonacini

NOIR e buona tavola sono sempre andati d’accordo. La letteratura poliziesca, si nutre di cucina popolare, buoni bicchieri e piatti raffinati, e mette in scena pranzi e cene, a fare da contraltare a casi intricati, e a delitti oscuri ed efferati. Un rito consolidato nel quale, come fece Ian Fleming con James Bond, capita non di rado, che gli autori riversino nelle storie che scrivono, piatti e vini preferiti. Se nel romanzo ‘Il segno dei quattro’ del 1890 compare un bicchiere dell’italico Chianti, offerto alla signorina Morstan, Sherlock Holmes non si può certo definire un gaudente. Mangia (e beve) quando capita, e nei lunghi appostamenti può farsi bastare «pane, scatolette di lingua affumicata e pesche sciroppate», pur ricorrendo ogni tanto a un manicaretto della signora Hudson, come il pollo al curry, o cenando occasionalmente al ristorante, con cacciagione, ostriche e foie gras, stappando un Montrachet, un Tokay ungherese o un Borgogna. L’eccentrico investigatore belga Hercule Poirrot, nato dalla felice intuizione di Agatha Christie, si diletta con foies gras tartufato e composta di mele, bagnati da champagne d’annata, mentre più sobria risulta essere la dieta dell’arzilla Miss Marple, che si concentra in particolare sul breakfast, considerato fondamentale come risolvere un caso.

SE PER Dashiell Hammett, il bicchiere d’elezione era il cocktail Martini, il suo eroe letterario, Sam Spade, predilige whisky di malto liscio, con o senza ghiaccio, al posto di cene sostanziose. Lo scrittore Vazquez Montalban, viceversa, mette a tavola l’ispettore Pepe Carvalho, con rognoni allo sherry, zampetti di agnello, anatra in salmì, sardine alla escabeche e trippa, insieme a una bottiglia di Fefiñanes spagnolo e a un Blancs de Blancs de Bordeaux, conservando gelosamente per la sera di Natale, uno Chablis o un Pouilly-Fuissé. Per il commissario Montalbano del nostro Camilleri, non c’è nulla di meglio degli arancini e del coniglio alla cacciatora, lasciati in caldo nel forno, dalla premurosa Adelina, insieme ai vini bianchi siciliani, freschi e profumati. E se la giornata dell’ispettore Maigret, si apre tra intrighi, intingoli, brasseries e bistrot, con dosi generose di bouillabasse, sogliola alla normanna e zuppa di cipolle gratinate, da abbinare a birra, Pernod, Sancerre, Beaujolais e tanto Calvados, tra le preferenze del detective ci sono anche Martini dry, vini italiani e ancora il Chianti.