VERONA IN CINA potremmo essere vicini al punto di svolta, ma al tempo stesso il nostro export enoico globale ha bisogno di essere ripensato, anche come strumenti. I segnali positivi dalla Cina – paese locomotiva per le importazioni mondiali di vino – vengono dalla crescente domanda di bollicine (+30% nei primi dieci mesi 2017) con l’Italia pronta a giocare le sue carte (che non si chiamano solo Prosecco), avverte Silvana Ballotta di Business Strategies al convegno fiorentino dei Georgofili. Ma, al tempo stesso, dagli Usa arrivano cattive notizie. Nei primi dieci mesi, secondo i dati Italian Wine & Food Institute, il nostro export è in stallo. Dopo un lungo periodo di costante espansione le esportazioni italiane si sono bloccate: zero incremento in quantità, zero incremento in valore. E questo mentre i nostri diretti competitor crescono: Australia + 26,1%, Francia +17,6%, Nuova Zelanda +10,8%, Spagna +17,7%. I segnali contrastanti che vengono dal nostro export enoico trovano eco nel convegno veronese di Wine2wine. «DOBBIAMO raccontare una grande storia – è l’appello di Sandro Boscaini, numero uno di Masi e presidente di Federvini –, non più tante storie dove tutti dicono di essere i migliori. C’è bisogno di un messaggio diverso: abbiamo preso una sbornia, il successo ci ha fatto pensare di poter andare in giro per il mondo a raccontare storielle in maniera un pò naif. Oggi dobbiamo trovare la maniera per metterci insieme, serve centralizzare il modo di raccontare il vino – oggi delegato alle regioni – come ha fatto la Francia. I mezzi ci sarebbero, ma la burocrazia non li sa gestire». Matilde Poggi, presidente Fivi-Federazione vignaioli indipendenti, incalza: «Vedrei molto bene un’azienda unica partecipata da pubblico e privato che si occupi della promozione di vino del mondo». D’accordo con l’ipotesi di un’azienda unica per la promozione si dice Ruenza Santandrea, coordinatrice vino Alleanza cooperative agroalimentari: «Ma sono fondamentali anche gli accordi bilaterali che vanno sviluppati con l’Unione Europea. Non si più andare in ordine sparso nella promozione, serve una grande manifestazione in Asia dedicata al made in Italy. Un evento così costerebbe meno rispetto a tante altre piccole iniziative». Troppa frammentazione di risorse: «Bisogna tornare a premiare la meritocrazia – dice Ernesto Abbona, presidente Unione Italiana Vini (Uiv) –. Chi non raggiunge gli obiettivi non deve ricevere finanziamenti». Intanto il 2017 si conferma anno d’oro per il commercio internazionale di vino. Denis Pantini, responsabile Nomisma-Wine Monitor vede una crescita in valore del 5%.