MILANO, MEGLIO ESSERCI. Perché se Milano non è la Bordeaux incorniciata da grandi vigne e nemmeno la Verona di Vinitaly, è la città italiana dove sentirsi al centro del mondo. E lo è di certo per la viticoltura del Belpaese alle ricerca di una consacrazione internazionale ma anche di contaminazioni e complicità con settori brillanti del made in Italy, come moda e design, per trovare spunti e ispirazione. Idea visionaria: utilizzare il format del Fuori Salone del Mobile per inventare una «Milano Wine Week» da 150 eventi spalmati fino a domenica prossima tra palazzi, piazze e locali; e per convocare i maggiori player e brand ma anche i protagonisti di un comparto vitivinicolo che sta vivendo un’evidente evoluzione, anche sociologica e culturale. Gli stessi che, domenica e lunedì scorsi, hanno marcato con la loro presenza «Bottiglie Aperte», rassegna per esperti e wine lovers da 200 espositori e vetrina per i fenomeni emergenti: il boom dei ‘vini naturali’; l’irruzione di startup interessate a scuotere un settore enologico che stenta ad aggiornarsi (solo il 10% delle cantine italiane utilizza propri siti di e-commerce); e il crescente peso dell’imprenditoria femminile (le donne gestiscono il 28% delle cantine con vigneto e il 12% di quelle industriali).

IDEA VINCENTE, quella di «Milano Wine Week», già alla prima edizione: fare del vino un fenomeno di costume oltre che di consumo, ma anche un collante e un aggregatore sociale, con il quartiere Brera-Garibaldi trasformato, fino al 14 ottobre, in un Franciacorta Wine District e quello di Porta Romana declinato all’Oltrepò Pavese; e insieme, offrire agli operatori un evento dove confrontarsi e interrogarsi sui punti deboli del sistema Italia. È successo proprio ieri, al Wine Business Forum, con 100 opinion leader chiamati ad animare 5 tavoli di discussione, a raccogliere gli umori del mondo viticolo e a trovare la sintesi poi presentata, in serata, al ministro per le politiche agricole Centinaio, perché se è vero che in pochi anni le nostre esportazioni sono raddoppiate, è altrettanto vero che alcuni concorrenti fanno meglio di noi (allusione ovvia alla Francia). Tra le chicche, l’anteprima dei 5 vini italiani che hanno ottenuto il giudizio più elevato nella Guida Veronelli 2019: il Franciacorta Rosé Riserva 2008 di Ca’ del Bosco come «miglior vino spumante»; il Grand Cuvée 2015 dell’altoatesina Terlano tra i bianchi, il Cerasuolo d’Abruzzo 2016 di Cataldi Madonna Luigi tra i rosati, il Barolo Bussia Riserva 2009 dei Poderi Aldo Conterno tra i rossi e il Romagna Albana Passito Riserva 2014 della Fattoria Zerbina tra i vini passiti.

ED È SOLO UNA delle perle di una Milano Wine Week annunciata sabato scorso da un flash mob, con migliaia di persone a brindare tra i grattacieli di CityLife. Che domenica prossima si chiuderà con la degustazione di alcuni dei migliori 1000 vini nazionali a Palazzo Bovara. E che, lunedì scorso, ha ospitato un talk-show sulle sfide internazionali, a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa. Location allusivo e lezione della pragmatica Milano al mondo del vino: innovare e osare, fa bene al business.
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