Oltrepò
Oltrepò

TORRICELLA VERZATE (Pavia), UN SORSO di bollicine e un adorno, un cru di Barbera e un boleo. In cantina come in una milonga, creando un dialogo continuo fra le sue due grandi passioni: il tango e il vino. E’ un approccio particolare, del tutto personale, quello di Laura Boatti (a destra nella foto sopra con la madre Carla e la figlia Carlotta) al regno di Bacco. Tutt’altro che tecnico, piuttosto scevro di particolari competenze in campo enologico, farà certamente storcere il naso a qualche purista ma allo stesso tempo offre una prospettiva diversa di avvicinamento al mondo del vino, «un ponte tra due mondi», per dirla con lei. Lei che è figlia di quel Carletto Boatti il quale, a partite dagli anni Sessanta, ha proiettato nel futuro la Monsupello, una delle più antiche aziende vinicole dell’Oltrepò Pavese, le cui prime tracce risalgono addirittura al 1893.

«MIO PADRE ha dato una fondamentale svolta qualitativa e di ricerca, diventando un maestro per tutti i vignaioli oltrepadani, in particolare per quanto riguarda il Pinot nero», si inorgoglisce Laura che oggi manda avanti un’azienda da 50 ettari per 280mila bottiglie l’anno insieme al fratello Pierangelo e a mamma Carla Dallera Boatti che, a 85 anni, si occupa ancora personalmente di tutta la contabilità. E presto alla porta della Monsupello potrebbe bussare una nuova generazione, rappresentata da Carlotta, la 26enne figlia di Laura che già dopo il diploma ha fatto un’esperienza di un anno in azienda. «Adesso si è laureata in Scienze della comunicazione – spiega la madre – è l’erede naturale dell’impresa di famiglia, ma sarà libera di scegliere la sua strada, è giusto che faccia il suo percorso».

ESATTAMENTE come ha fatto lei, che alla Monsupello ci è arrivata relativamente da poco, appena una decina d’anni fa, in seguito alla morte del padre avvenuta nel 2009. «Ho avuto una mia carriera come ballerina – racconta – anche perché crescendo in una famiglia patriarcale, non era previsto un mio ruolo in azienda: sarebbe stato mio fratello a portare avanti la tradizione. Oltretutto mi sono sposata a 20 anni e ho avuto subito una figlia, è stato dunque ancora più naturale allontanarsi da casa». Voglia di andarsene quando si è dentro ma anche voglia di tornare quando si è lontani e, così, negli anni Laura ha sviluppato in autonomia curiosità e fascino nei confronti di quel vino che prima era impossibile scindere da famiglia e casa.

«PIANO piano mi sono riavvicinata a quel mondo – spiega – all’inizio ho avuto difficoltà a imporre il mio stile e le mie idee ma nel corso degli anni abbiamo trovato i giusti incastri». In pratica, mentre il fratello si occupa della parte tecnica, produttiva e commerciale, lei si concentra sulle funzioni di pubbliche relazioni e marketing. In particolare, cura le etichette e ne ha creata una tutta sua, quella del Tango Wine che è anche il suo nome d’arte, abbinata a un Cabernet-Sauvignon giovane che ne rispecchia l’indole. Ma la vena creativa di Laura Boatti non si esaurisce alla Monsupello, ne varca i confini per organizzare eventi a tema arte e vino, ovviamente con un occhio di riguardo alla danza e al tango in particolare, fino a giungere in un prestigioso contesto internazionale come il Merano Wine Festival, di cui cura la direzione artistica.

IL TUTTO con un tocco femminile ben marcato e orgogliosamente rivendicato, da socia di quell’associazione nazionale ‘Le donne del vino’ che sua madre contribuì a fondare nel 1988. «L’importanza della donna nel mondo del vino – dice Laura in quello che è una sorta di suo manifesto – è quella di avere un modo di vedere le cose del tutto differente. La terra è madre e donna, è il ventre che raccoglie tutto e diventa vite, dando il frutto che nel nostro caso diventerà il vino. Chi meglio di una donna può parlare di questo figlio?».