Luca Bonacini
Luca Bonacini

MALGRADO un’adolescenza non agiata, Gioachino Rossini a 18 anni conoscerà il successo, debuttando a Venezia nel 1810. Divenuto il compositore più famoso della prima metà dell’Ottocento, definito da Giuseppe Mazzini «Titano di potenza e d’audacia», saprà circondarsi del meglio della tavola. «Tutti i grandi volevano incontrarlo, da Verdi, a Wagner, a Liszt – conferma lo scrittore Alfredo Antonaros –, ma nel 1829 scriverà l’ultima opera, il Guglielmo Tell, decidendo di ritirarsi. Per tutta la vita dovrà convivere con malattie e depressione, che vinceva imbandendo tavole ricchissime, nelle sue residenze di Firenze, Milano e Parigi». L’abbondanza sulla tavola, la spedizione di ingenti quantità di Bordeaux e Champagne al padre (con accurati memorandum su come conservarli al meglio), e la sua sontuosa cantina, che riassortiva continuamente, lo aiuteranno a consolarsi psichicamente. Gli sopravvivono lettere, fatture, ricevute, bolle di consegna di cantine e produttori, che testimoniano il suo stretto rapporto con il vino: «Scriveva a sua madre rallegrandosi che un certo vino di Castenaso era migliore delle annate precedenti, o rispondeva a un amico definendo il vino che gli aveva inviato debole di colore e di bouquet, e quando venne a mancare, nella sua cantina di Parigi – continua Antonaros –, vennero trovate quantità cospicue di Marsala, Siracusa, Orvieto, Vin Santo, Chianti, e vini toscani, che il compositore sposava a formaggi valtellinesi, a Gorgonzola e a salumi modenesi. Vivrà a lungo in Francia, conoscendo Jacob Rotschild, e il grande cuoco Carème, che gli dedicherà alcuni piatti, divenendo un profondo estimatore di vino». L’ideatore de ‘Il barbiere di Siviglia’, e ‘La gazza ladra’, darà vita a curiosi abbinamenti: il Madera sui salumi, il Bordeaux sul fritto, il Reno sul pasticcio freddo, l’Alicante e la Lacrima su frutta e formaggio, lo Champagne sull’arrosto, «e saprà descrivere nei suoi carteggi, l’enologia dell’epoca, pochi mesi prima che le tre grandi malattie della vite (Idio, Filossera e Peronospera), devastino i vitigni d’Europa», conclude Antonaros. Dal 14 al 17 giugno, Pesaro gli rende omaggio con un Festival, nel 150° della scomparsa. Di scena grandi firme della cucina, coordinate da Gianfranco Vissani, piatti tipici di diverse regioni italiane declinati secondo i gusti del compositore, lezioni di cucina, abbinamenti cibo-vino e cene stellate. www.rossinioperafestival.it/