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I vent'anni di Eat Parade: raccontare l'Italia a tavola

di luca bonacini
Ultimo aggiornamento il 5 settembre 2018 alle 11:45
Luca Bonacini

EAT PARADE, la storica rubrica enogastronomica del Tg2, compie vent’anni. Era il 1998 quando il giornalista Bruno Gambacorta inaugurava una trasmissione di cibo e di vino che si sarebbe affermata come il programma più visto su Rai2, considerando dati di ascolto assoluto e share. Un primato mantenuto ancora oggi. Un appuntamento settimanale a ridosso del weekend che, in luglio, ha raggiunto il lusinghiero traguardo delle mille puntate. Vent’anni che hanno messo in luce centinaia di pubblicazioni o eventi legati al cibo o al vino, vent’anni nei quali le telecamere hanno saputo cogliere con sguardo attento gli chef, i vini, le cantine virtuose, i migliori prodotti regionali, anche in quei luoghi dove le terre sono state confiscate a mafia e camorra e l’apertura di un’attività è diventato un atto di coraggio e un’opportunità per i giovani o ha salvato la vita a tossicodipendenti e detenuti. La trasmissione viene seguita, tra diretta e repliche, da 2 milioni di persone nel mondo.

NAPOLETANO, classe 1958, una laurea in medicina, e un inizio come esperto di cinema e musica, Gambacorta, che è autore e conduttore di Eat Parade, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Cnn World Report Award. «La rubrica è nata con un taglio nutrizionista e gastronomico nel ’98, da un’idea mia e del professor Calabrese, – racconta il giornalista – e ha sempre cercato di raccontare l’Italia del cibo e del vino. Attraverso le DOC e le DOCG siamo arrivati in tutte o quasi le regioni d’Italia e, per celebrare i vent’anni, abbiamo invitato alcuni tra i massimi esperti di vino italiani, ed esponenti del mondo scientifico e universitario, come Riccardo Cotarella, Luigi Moio, Attilio Scienza. Con loro abbiamo approfondito il complesso rapporto che esiste tra clima e ambiente e come fare a intervenire, dando le cifre di cosa è accaduto al vino italiano in questi vent’anni e all’esplosione dell’export. Moio ci ha parlato di quanto i vitigni autoctoni siano resistenti ai cambiamenti climatici, mentre Attilio Scienza – conclude Gambacorta – ha parlato di come difendere il vigneto dai cambiamenti climatici, avvalendosi delle nuove tecniche digitali, come i sensori a infrarossi e il satellite, che registrano gli stress della pianta, e segnalano in tempo reale il fabbisogno di minerali, di acqua o di potatura, una tecnica da migliorare sempre di più».

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