Donne, vino
Donne, vino

FIRENZE, GIANNA Nannini è spumeggiante più che mai quando si coccola i suoi nettari della Certosa di Belriguardo, e in particolare il Baccano e inNino, «rossi che rispecchiano in pieno l’esuberanza della mia musica». Stefania Sandrelli divide la sua passione, messa in piedi con il compagno Giovanni Soldati e con l’esperto Sandro Bottega, tra il Chianti Classico Acino d’Oro e il prosecco Il Vento dei Poeti, senza trascurare anche la linea delle grappe Alexander.

ANNA Fendi, la creativa delle collezioni della celebre maison delle cinque sorelle, dà abito e nome da alta moda a una linea, Anna Fendi Vini (AFV) che comprende bottiglie di venti territori italiani, dal Barolo al Brunello, dal Gavi all’Amarone, dal Chianti alla Gallura. Josè Rallo e Caterina Dei, l’una siciliana l’altra toscana di Montepulciano, coniugano il lavoro in vigna e in cantina con una passione tutta particolare: cantano, seppure con stili espressivi diversi. La musica è anche un grande amore delle sorelline terribili Carla e Laura Pacelli, calabresi: loro, però, conciliano la promozione dei vini di famiglia con il giornalismo e la comunicazione. Gaetana Jacono ha la passione delle bici da corsa, che la accomuna ad Annabella Pascale, nipote del mitico Gepìn Olmo, gran campione negli anni Trenta e poi produttore di cicli pregiati, e ad Emanuela Stucchi Prinetti, rampolla di un altro gran nome nel mondo dei pedali. Francesca Cinelli Colombini da Montalcino ha invece la passione per la penna, che sposata a uno spirito garbatamente ironico tutto senese, ha partorito un volume delizioso dal titolo ‘Il vino fa le gambe belle’; e sua figlia Donatella, anche lei ricca di ingegno e passioni, oggi presiede l’associazione delle Donne del Vino, fondata a Firenze nel marzo del 1988 da Elisabetta Tognana. Erano 109 solo un anno dopo, oggi sono 800.

NO, non solo volti gentili ad accogliere clienti, buyers, compratori e visitatori negli stand delle fiere. Donne che si sporcano le mani, tra i filari e tra le botti. Donne che sanno decidere, sanno capire il grado giusto di acidità, il momento buono di una fermentazione o di un affinamento. Non è un mestiere solo per uomini, lo dicono anche i numeri. Secondo i dati di UnionCamere, è femminile il 35% della forza lavoro nel mondo del vino, e il 33% cento (538mila su 1,630 milioni) delle imprese agricole italiane è retto da donne, con un fatturato di 9 miliardi di euro sui 26 miliardi del totale. A guida rosa il 28% delle cantine con vigneto e il 12% delle cantine industriali. In Toscana, la regione a più alta densità di Donne del Vino, quelle associate, che certo sono un bel campione ma non racchiudono l’intero universo produttivo rosa, le produttrici sono il 30%, ma le sommelier arrivano al 40 e tra i consumatori le donne sono ormai il 41%.

IN PARALLELO alle Donne del Vino, all’inizio del 2016 è nata un’altra associazione al femminile, le Donne della Vite. Numeri più piccoli, spettro di rappresentanza forse più ampia. Destino e ottiche comuni, però. Del resto, siamo in Italia, e dai Guelfi e Ghibellini ai bartaliani e coppiani c’è sempre stato bisogno di dividersi.