MILANO, METTI UNA SERA a cena, tra amici. Una chiacchiera tira l’altra, ma ad un tratto finisce il vino. Una musica triste smorza la conversazione. Dopo una ricerca su Google, il gruppo capisce che non esiste un servizio di consegna espresso di bottiglie. Allora sai che fanno due di questi ragazzi? Se lo inventano. È nata così Winelivery, una startup che consente tramite un’app dello smartphone (su Apple Store o Google Play) o il relativo sito internet (www.winelivery.com) di ordinare vino e birra e farseli portare a casa in mezz’ora.

I DRIVER della società – in bici ma soprattutto in motorino – sono presenti a Milano, Bologna, Torino, Bergamo (da venerdì scorso) e, presto, scorrazzeranno anche per le vie di Firenze (a settembre), Padova e Verona. «Stiamo valutando diverse possibilità di espansione in outsourcing», spiega Andrea Antinori, la ragazza che, insieme a Francesco Magro, ha ideato l’impresa nel 2016. Per un anno si autofinanziati, poi nel 2017 è arrivata una raccolta di equity crowdfunding in due round da complessivi 550mila euro. Del resto, la crescita è inarrestabile: da gennaio sono state consegnate a domicilio 30mila bottiglie a clienti privati più 22mila a clienti Ho.re.ca: già, perché – per ora solo a Milano – Winelivery soddisfa in un’ora di tempo anche le richieste di bar, locali e ristoranti.

Antinori, il consumo di vino è in ottima salute, il vostro servizio sembra essere capitato al momento giusto...
«Ci siamo accorti che c’era un fetta di mercato molto importante che era possibile intercettare. Pensi che, incrociando i dati sulle occasioni di consumo con quelli sui possessori di uno smartphone, solo a Milano si contano 800mila potenziali situazioni di acquisto. Sono effettivamente anni in cui la passione per il vino è cresciuta molto. Noi però abbiamo lavorato affinché il nostro servizio fosse molto di più di un semplice pick up».

In che senso?
«Innanzitutto c’è un lavoro preliminare di selezione: il nostro sito è una vera e propria enoteca online, dove si possono trovare vini di alto livello qualitativo. Abbiamo 1.500 referenze tra vini, birre, liquori, distillati e cocktail kit. E arrivano alla temperatura giusta: se è un bianco, il cliente lo riceve freddo, ad esempio».

Chi è che ordina sul vostro sito? Avete un profilo del cliente-tipo?
«In verità c’è un pubblico variegato ma definibile in vari gruppi. Ci sono gli studenti, che sono gli acquirenti meno dispendiosi, ma abbastanza frequenti. Poi abbiamo i giovani professionisti, che sono il nostro target: persone tra i 25 e i 45 anni che hanno generalmente poco tempo ma una buona capacità di spesa. E poi ancora abbiamo i wine lovers, gli appassionati che cercano prodotti specifici. Infine c’è una fetta del 5% meno definibile. Sa cosa?».

Dica...
«C’è un sacco di gente che ci usa per fare regali, noi alleghiamo il biglietto scritto a mano e la confezione».

Quali sono le prossime linee di sviluppo?
«Adesso abbiamo appena attivato il servizio a Bergamo, con la collaborazione di Andrea Guerini. Stiamo valutando poi altre città, tra cui Modena e Padova, da cui arriva una potenziale richiesta interessante».