MENTRE nel febbraio del 1978, la Cina vietava la lettura delle opere di Aristotele, Shakespeare e Charles Dickens, negli Stati Uniti usciva il primo episodio di Dallas, e la Spagna diventava una democrazia, l’Italia viveva con angoscia il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e con un ritrovato ottimismo l’elezione del presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ma ci fu anche una notizia che riempì d’orgoglio l’Italia del vino: a Estoril, in Portogallo, il ventiseienne pavese Giuseppe Vaccarini vinceva il Campionato del mondo di sommellerie, diventando il più giovane sommelier a salire sul podio più alto, record ancora imbattuto. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente in Cambogia.

Come apprese la notizia della partecipazione al Mondiale? «Mi chiamò Franco Colombani, presidente Ais, ero stato scelto a rappresentare l’Italia al Mondiale insieme a un collega. Ognuno dei 20 Paesi partecipanti portava due candidati. Il mio sogno si avverava, mi preparavo a quel giorno da dieci anni».

E come si preparò? «Mi esercitavo nella degustazione continuamente, quando sparecchiavo i tavoli versavo una piccola dose di vino dalle bottiglie rimaste, dentro a tazzine di caffè pulite, e nel back office mi allenavo nell’annusarne i profumi. Andai a imparare nei migliori ristoranti francesi e inglesi, continuando a studiare, ma non c’era internet, e non esistevano libri sui vini. Mi facevo mandare dalle ambasciate dei diversi Paesi il materiale sui loro top wine».

Cosa ricorda di quei momenti? «La parte scritta era un complicato questionario su territorio, vitigni, denominazioni del mondo, poi sette vini da assaggiare in successione, da degustare, descrivere e commentare, fui fortunato ad individuarne anche la tipologia. La qualità del mio francese e del mio inglese fecero il resto».

Una vita piena di persone speciali e di eventi da ricordare? «L’organizzazione della parte vini al G7 di Venezia e al G8 di Genova; l’incontro con il chirurgo Christiaan Barnard, quello con Giorgio Gaber...».

E dopo il podio, cosa accadde? «La collaborazione con Gualtiero Marchesi e poi una pioggia di incarichi, docenze, consulenze, richieste di collaborazione, fino alla presidenza dell’Ais, Associazione italiana sommelier, a quella dell’Asi, Association de la sommellerie internationale, e alla direzione di Asi fino al 2007. In quell’anno fondai l’Aspi, di cui sono attualmente presidente».