Bianchello d'Autore
Bianchello d'Autore

PESARO, VIGNE tra mare e monti, cantine medio-piccole (da 50 a 100.000 bottiglie), tutte famigliari e quasi tutte già biologiche o in conversione. E’ il Bianchello del Metauro, denominazione autoctona del territorio di Pesaro-Urbino, che compie cinquant’anni e si celebra con degustazioni ed eventi un po’ in tutt’Italia. Bianco fresco, sapido, fragrante (base uve Biancame e Malvasia), profumi di mela e ananas, è il gradevole contrappunto enoico della provincia armoniosa e musicale di Rossini e Raffaello, e degno compagno di delikatessen del territorio come la casciotta di Urbino, la crescia (piadina sfogliata) , il ciauscolo. Una Doc piccolina (20 produttori su 244 ettari per meno di un milione di bottiglie), riconosciuta tale nell’aprile 1969, che oggi vuole farsi conoscere al di fuori del suo territorio dove oggi vende il 60% della produzione mentre il 20% va all’estero e l’altro 20% nel resto d’Italia. A trainare le iniziative in programma è il gruppo di nove cantine (nella foto i rappresentanti) riunite nel progetto ‘Bianchello d’Autore’, nato nel 2017 per promuovere la Doc con il sostegno di IMT (Istituto Marchigiano di Tutela Vini). I ‘magnifici nove’ del ‘Bianchello d’autore’ rappresentano circa la metà dell’intera produzione della Doc che viene declinata in quattro tipologie: base, superiore, spumante e passito.