Vigneti
Vigneti

PROVAGLIO D’ISEO (Brescia), LE allusioni, le allegorie, le evocazioni culturali. E gli abbinamenti, dono istintivo del vino quando si accompagna alla buona tavola, ma qui addirittura all’arte contemporanea, al design, perfino al pentagramma. Può capitare anche questo alla Bersi Serlini, storica azienda vitivinicola della Franciacorta che scollina verso la Riserva Naturale delle Torbiere e il vicino lago d’Iseo: si visitano le vigne affidandosi ad un ‘Silent Tour’ con voce registrata ed Mp3 perché capire significa andarci con i propri piedi e possibilmente in silenzio; si degustano bollicine ascoltando le sonorità della canzone ‘Up&UP’ dei Coldplay.

E CI SI RITROVA ad ammirare sale incorniciate da bottiglie blasonate a fianco di pezzi pregiati di Achille Castiglioni, Philippe Starck, Charles Rennie Mackintosh e a pochi metri da un grande affresco del ‘400 stile gotico-lombardo con la Madonna che allatta il Bambin Gesù. Una sorpresa, appena oltre la soglia, dove spiccano le architetture moderne ed epurate di Flavio Albanese affidate ad elementi naturali come legno e vetro, luce e trasparenze per non oltraggiare il vecchio impianto conventuale dove mille e più anni fa vivevano i monaci cluniacensi.

CHIARA, che con la sorella Maddalena gestisce l’azienda di famiglia presieduta da papà Arturo, annuisce e racconta. C’è la storia che pesa in questa tenuta che la famiglia Bersi Serlini aveva fatta sua già nel lontano 1886. Ma c’è anche un approccio contemporaneo che è la cifra di questa azienda da 150mila bottiglie l’anno ed ettari sparsi nella terra di mezzo tra Corte Franca e Provaglio. Certo, conta l’imprinting che ha attraversato le generazioni. Prima la passione di nonno Piero, poi il pragmatismo di papà Arturo che nel ’70 aveva prodotto la prima bottiglia di Brut. E adesso anche l’impronta femminile: Maddalena attenta alla produzione e alla parte enologica, insomma che fa il vino; e Chiara, empatica e curiosa, portata istintivamente all’accoglienza, che il vino lo fa bere.

IN REGIA, un amministratore come Agostino Migliorati (marito di Chiara), realista e sistematico, sintesi di una tenuta che produce in biologico e ha i suoi vini-vetrina: il Brut ‘Anniversario’, bollicine aggraziato e monovitigno Chardonnay; l’amatissimo Satèn, finalmente rivalutato come vino elegante e di prestigio. Per non parlare del blend ‘Anteprima’ (80% Chardonnay, 20% Pinot Bianco), del Rosé dal nome aulico (‘Rosa Rosae’); e di ‘Mia’, Riserva in versione Magnum (sugli 80 euro), top di gamma di una maison che si fa apprezzare per le cantine di produzione e affinamento e che ama organizzare eventi e ricevere wine lovers anche in una casetta tra i filari che si rivela per quello che è: il più lillipuziano ristorante di Franciacorta. In Franciacorta parlano le uve Chardonnay e Pinot Bianco, le bottiglie di Satèn e Mia, il lavoro in vigna. Parla il vino.