Vincenzo Cecci
Vincenzo Cecci

ORVIETO, PINTURICCHIO e Signorelli lo preferirono al denaro, come pagamento per il lavoro nel Duomo. Garibaldi e i Mille lo vollero per brindare all’impresa, prima di salpare da Talamone per la Sicilia. Storia antica, questa dell’Orvieto, vino che ha il raro privilegio di portare il nome della città: qui, per dire, già gli Etruschi scavarono cantine nelle grotte di tufo. Doc arrivata tra le prime in Italia (era il 1971), oggi 12 milioni di bottiglie da 1.500 ettari di vigne coltivate da centinaia di produttori, anche piccolissimi afferenti alle cooperative. E proprio di una coop, la Monrubio, è a capo Vincenzo Cecci (nella foto), 59 anni, presidente appena rieletto del Consorzio Tutela Vini di Orvieto, che ha partorito le iniziative della svolta. A metà di giugno, sabato 15 e domenica 16, ecco ‘Benvenuto OrvietoDiVino’: degustazione al Pozzo di San Patrizio, apposizione di una ceramica artistica (come a Montalcino per il Brunello) sulle pareti di Palazzo Gualtiero, e al Teatro Mancinelli il battesimo dell’ultimo nato nella famiglia dei vini di Orvieto: uno spumante.

Presidente, come nasce ‘Benvenuto Orvieto diVino’?
«Il passato dell’Orvieto è glorioso, ma forse ci eravamo cullati sugli allori. Poi abbiamo capito che le cose cambiano, il mondo va avanti, e che bisogna far conoscere meglio il vino e il territorio».

Che forse non ne ha bisogno.
«No. Ma abbiamo voluto legare più strettamente la fama della città e il territorio a un vino che ha una storia antica, come ricorda anche il nostro bellissimo Duomo».

C’era anche un’immagine un tantino appannata?
«Ci siamo resi conto del gap con i nostri competitor: il Verdicchio, il Frascati, il Soave… Così abbiamo istituito un comitato scientifico guidato da Riccardo Cotarella, che con altri cinque enologi – Paolo Nardo, Massimiliano Pasquini, Samuele Cacciarino, Chiara Custodi e Niccolò Barberani – ha lavorato alla ricerca di qualcosa di nuovo».

Ed è nato lo spumante.
«Un metodo Martinotti, fatto per capire la potenzialità e l’espressività del nostro uvaggio: Trebbiano (qui detto Procanico), Grechetto, Malvasia, Verdello e Drupeggio. Lo scopriremo il 16, ma siamo fiduciosi».

Una presentazione spettacolare, nel Pozzo. Un vino… nell’acqua!
«E’ un’idea per stimolare la curiosità della gente. Un percorso itinerante per le trenta cantine rappresentative, nella doppia spirale del Pozzo: così chi verrà ne troverà quindici in discesa e le altre quindici in risalita, senza incrociarsi mai. Contiamo molto sulla magia di questa idea».

Ma la vostra voglia di promozione non si ferma qui.
«Ci sarà a breve un altro evento sulla spumantizzazione del Procanico. In un’altra location suggestiva. Il comitato scientifico lavora su un clone di Procanico allevato in quattro terroir diversi: vulcanico, sabbioso, argilloso e alluvionale. Quando saremo pronti, ci sarà un evento dedicato».