Guida di Slow Food I 3 premi speciali ai viticoltori
Guida di Slow Food I 3 premi speciali ai viticoltori

MILANO, IL VINO è un affare sempre più social. In cinque anni, le prime 25 aziende vitivinicole italiane hanno aumentato i loro follower – ovvero gli appassionati che le seguono costantemente – di ben 3 milioni di unità. E se le nuove stretgie di marketing digitale impongono di restare ‘vicino’ al cliente tramite il web, le cantine di casa nostra potrebbero fare di più sul versante dell’e-commerce, magari puntano su specialisti Seo, professionisti che studiano come migliorare la posizione dei propri prodotti negli indici dei motori di ricerca come Google.

È QUANTO EMERGE dai risultati della quinta edizione della ricerca condotta da FleishmanHillard – Omnicom Pr Group Italia, società di consulenza strategica in comunicazione attiva con oltre 80 uffici in 30 Paesi, che ha analizzato la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato secondo l’indagine Mediobanca 2018. La parte del leone la fa, naturalmente, Facebook. I ‘seguaci’ delle aziende vitivinicole sul social di Mark Zuckerberg ammontano oggi a oltre 3,3 milioni con un incremento del 657% rispetto ai 441mila del 2014. Crescita importante anche per Instagram, la piattaforma che punta tutto sulla condivisione delle foto: oggi ci sono 63mila follower delle cantine (erano solo 750 nel 2014). Trend positivi anche per Twitter e YouTube, rispettivamente con 27mila e 4mila follower in più. Parallelamente, anche le aziende hanno cominciato a sfruttare al meglio i social network. Anche qui, Facebook rimane il canale più amato (oggi 21 aziende su 25 lo usano contro le 17 del 2014), seguito da YouTube (18 contro 15) e Twitter (15 a 11). Rilevante la crescita di Instagram: oggi 15 cantine gestiscono un canale, contro le sole 6 del 2014. Più diffidenza sul versante delle vendite online. Solo 3 aziende su 25 analizzate presentano una sezione dedicata all’e-commerce sul sito: la maggioranza delle cantine preferisce affidarlo a piattaforme esterne specializzate. Su Wikipedia, poi, c’è la descrizione ‘solo’ di 9 aziende (nel 2014 erano 3).

«NEGLI ULTIMI 5 ANNI la digitalizzazione del settore vinicolo italiano si è contraddistinta per il presidio dei principali social e per il ripensamento dei siti aziendali per migliorare l’esperienza degli utenti e facilitare visite alle cantine, al territorio e acquisti – esordisce Massimo Moriconi, gm e ad di Omnicom –. Tuttavia spesso i brand hanno dovuto rinunciare al contatto diretto con il cliente lungo il processo di acquisto, che include anche la condivisione dello storytelling sul prodotto». «Le certificazioni rese possibili da tecnologie come blockchain – continua Moriconi – aprono possibilità importanti per il presidio della filiera produttiva e il contrasto all’Italian Sounding».