QUASI UNA BOTTIGLIA su dieci consumata nel mondo è rosé, in uno scenario che vede questa tipologia crescere da 15 anni. Non si tratta di un boom, ma di un graduale aumento d’interesse da parte dei consumatori, soprattutto nei mercati dell’emisfero Nord, accompagnato dal lavoro dei principali Paesi produttori, che stanno cercando di intercettare e di stimolare la domanda. Il fenomeno è tale da aver indotto i francesi, enoicamente un passo sempre avanti, a creare un organismo di monitoraggio apposito: l’Observatoire de l’Economie du Rosé a cura del Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence (Civp). Il trend di vendite è in crescita: negli Stati Uniti (dati Nielsen), quella dei rosati è stata tra le categorie di vini più attrattive, segnando un +53% nelle vendite e superando, di fatto, la vendita dei vini fermi. Ciò vale anche per l’Italia, che col suo 6% del consumo mondiale si posiziona al 4° posto dopo Francia, Usa e Germania. La più ‘rosata’ delle regioni è la Puglia.

A COSA SI DEVE questa esplosione di consumi del rosé? Potrebbe trattarsi di evoluzione del gusto sulla base di elementi che ci provengono dall’esterno. Il rosato è un vino transgender. E non è solo per via del pigmento che lo caratterizza, ma anche perché, stando alle direttive Ue, è anche il felice esito della vinificazione di uve a bacca grigia, come accade con Grenache gris o Pinot gris, o di macerazioni con bucce di uve povere di materia colorante come il Pinot noir e il Poulsard. Il rosato si assesterebbe, nelle sue espressioni più elevate, come l’esito di un procedimento il cui agente, l’uva, prende un colore tutto nuovo ma dal riflesso antico. Come tale, il vino che se ne ottiene spalanca le porte di un mondo sconosciuto, esulando dal Galateo istituito in funzione della dicotomia attorno ai poli rosso e bianco ed estraniandosi dal principio della stagionalità. Addio alla sterilità di sovrastrutture quali «rosso d’inverno/bianco d’estate», «bianco di giorno/rosso di notte», «bianco col pesce/rosso con la carne». Siamo quasi sicuri di poter affermare che l’ascesa del rosé sarà continua e inesorabile.

LA SUA FORZA? La trasversalità. Il rosé è popolare e mondano, ma non modaiolo, e soprattutto contemporaneo, per la sua capacità di adeguarsi alle nuove tendenze gastronomiche: pasti rapidi, freddi, destrutturati, sviluppo degli aperitivi, diffusione delle culture alimentari del mondo. Il consumatore beve i vini rosé per piacere e non è tenuto a conoscerne le caratteristiche per poterli apprezzare. Anche l’industria produttiva ha fatto progressi, con una rivoluzione qualitativa fatta di gestione delle temperature in vinificazione, vendemmie notturne, protezione con ossigeno, valorizzazione del terroir. Infine, forse non tutti sanno che il rosé è anche curativo. Uno studio dell’Università britannica di Reading pubblicato sulla rivista scientifica Antioxidant & Redox Signaling ha dimostrato che un’assunzione regolare di Spumanti rosé prodotti da uve Pinot nero e Pinot Meunier determina un miglioramento della memoria spaziale e scongiura l’insorgenza della demenza o di deficit cognitivi, compreso l’Alzheimer. Il resveratrolo, preziosa sostanza antiossidante, è presente in maniera significativa nei vini rosati, in particolare in quelli ottenuti da uve di Pinot nero.