ROMA L’ITALIA ha trovato l’America. Già, perché negli Stati Uniti c’è una marcata tendenza alla ricerca del top. La conseguenza è che aumentano i consumi dei vini italiani di alta qualità. Lo testimonia una ricerca condotta da Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor sulle abitudini negli Usa in relazione ai fine wines. I risultati dell’indagine – interpellati 2.400 consumatori di vino dei quattro Stati federali maggiori importatori di vino del Belpaese (New York, Florida, New Jersey, California) – «devono ricordarci di lavorare con grande determinazione ed efficacia alla ricerca del corretto posizionamento di pregio per il nostro prodotto» afferma Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto Grandi Marchi. Insomma, non bisogna adagiarsi sul primato in volumi. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al mondo per consumi di vino: nel corso degli ultimi dieci anni sono aumentati a volume del 28% arrivando a 32 milioni di ettolitri, circa un terzo si riferisce a prodotti d’importazione. Rispetto alle principali tipologie di vino importato, la quota dell’Italia è passata dal 31% al 34% nel caso dei vini fermi imbottigliati e dal 13% al 32% nel caso degli spumanti. «Gli Stati Uniti al pari di molti altri mercati internazionali stanno vivendo una rilevante fase di ‘premiumisation’ dei consumi di vino» dichiara Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor. Il vino italiano piace soprattutto «quando rispecchia il nostro stile» che è collegato, secondo gli intervistati, ai concetti di bellezza, moda e lusso. E IN EFFETTI, il posizionamento dell’Italia nelle fasce ‘premium’ in termini di quota sulle vendite nel canale off-trade è tra i più alti in riferimento ai vini di importazione. Nel caso dei vini rossi fermi, a fronte di una incidenza complessiva del 7% sulle vendite totali, la quota di mercato supera l’8% in tutte le fasce di prezzo superiori ai 20 dollari a bottiglia; ma non solo: arriva a superare il 10% nella fascia di prezzo da 31 dollari e oltre. Il prezzo medio dei vini rossi italiani venduti nell’off-trade è in linea a quello dei rossi francesi (12,3 dollari contro 12,4). Anche nel caso dei vini bianchi fermi a fronte di un’incidenza sulle vendite della tipologia del 13%, la relativa quota di mercato arriva al 42% nella fascia 20-24,99 dollari a bottiglia. La ricerca ha messo in luce «come il 54% dei consumatori di vino americani dichiara di preferire vini di produttori noti». Ma anche che il vino viene scelto soprattutto in base al brand, che il fine wine ideale per il consumatore americano è quello prodotto da un’azienda ben consolidata, che il binomio vino di qualità e made in Italy riscuote grande successo negli Stati Uniti: un terzo dei consumatori di vino indica «Italia» quando pensa ai produttori di vini di alta qualità. E ancora, Barolo, Amarone e Brunello di Montalcino sono i fine wine italiani più citati spontaneamente, così come Piemonte e Toscana sono le regioni che vengono più spesso ricordate, seguite da Veneto e Sicilia.