Lunedì 22 Aprile 2024

L’anima green di Nigelli Imballaggi: "Il cartone teme solo l’acqua"

Sostenibilità e riuso le parole d’ordine. "Siamo specialisti anche del legno, in prima linea per l’ambiente"

L’anima green di Nigelli Imballaggi: "Il cartone teme solo l’acqua"

L’anima green di Nigelli Imballaggi: "Il cartone teme solo l’acqua"

Associare il mondo del packaging a una possibile fonte di inquinamento è semplice, ma anche molto sbagliato, perché a inquinare, in verità, è "la maleducazione della gente, accompagnata dall’inciviltà di chi abbandona i rifiuti e le confezioni nell’ambiente circostante".

A dirlo forte e chiaro è Giancarlo Nigelli, amministratore delegato e fondatore di Nigelli Imballaggi srl, azienda che si trova nel Bolognese, a Sasso Marconi e a Sala Bolognese, che ha creduto fortemente nelle potenzialità delle materie da imballaggio non inquinanti, sviluppando un core business sostenibile e produttivo. Da oltre trent’anni, infatti, Nigelli Imballaggi srl propone alla sua vasta gamma di clienti un’intera produzione di packaging in cartone e anche in legno, nel segno della sostenibilità e del riuso.

Giancarlo Nigelli, quando nasce la vostra realtà?

"Nel settore la mia esperienza nasce circa cinquanta anni fa, ma la Nigelli Imballaggi srl prende vita nel 1992".

Come si è evoluta la filiera?

"È cambiata. Ma noi godiamo del fatto che il cartone è una materia molto apprezzata, per tanti motivi".

Per esempio?

"Il cartone è sostenibile, che è la parola più importante al momento: non inquina, perché torna nell’ambiente. In più, il cartone è atermico ed è anche modellabile".

La vostra è stata una scelta all’avanguardia.

"Il mercato ci è venuto incontro, non abbiamo dovuto seguire l’onda, perché già la stavamo cavalcando. Il cartone è sostenibile di per sé: eravamo bravi anche prima, quindi, non abbiamo dovuto scoprire nulla".

La sostenibilità, all’epoca, non era così centrale...

"Non si percepiva in maniera così importante. La plastica è stata la nostra antagonista, nata dopo il cartone. Ma la materia che abbiamo scelto è duttile, di conseguenza le macchine di lavorazione si sono evolute moltissimo".

I vostri prodotti sono solo in cartone?

"Il cartone ha un unico nemico naturale, che è l’acqua: se si bagna, ovviamente si scioglie. Ma da asciutto, ha performance incredibili. Proprio per questo ci occupiamo anche di imballaggi in legno, che ha resistenze maggiori, come nel campo degli accatastamenti. All’ambiente, però, questi due materiali non recano danni".

Siete a tutti gli effetti un’azienda green.

"Ci permettiamo di definirci tali, anche perché facciamo tutto ciò che ci è possibile, anche con gli impianti fotovoltaici. I rifiuti e gli scarti del cartone, invece, vengono ricondotti in cartiere. Abbiamo anche le certificazioni Fsc, per la carta, e Pefc, per il legno. E con queste certificazioni abbiamo un controllo di gestione delle origini. Sono punti di forza. Con le certificazione che abbiamo come azienda e con l’evoluzione della gestione dell’ambiente, oggi non si taglia più una pianta per fare della carta: se si taglia un albero, poi viene ripiantato, perché si è dato vita a un ciclo rigenerativo".

E i clienti vi premiano?

"Contiamo a rubrica 800 clienti, di cui 250 storici".

Cosa vorrebbe dire a chi non ha ancora adottato questa filosofia?

"Non è la plastica o il materiale che inquina, ma l’uomo. L’uomo che lascia i piattini del picnic in mezzo alla natura e che abbandona i rifiuti, per esempio, inquina, come chi disperde il materiale in mare, creando isole di plastica. Quello è il problema. È la maleducazione delle persone che porta a questa situazione di emergenza, la loro inciviltà".