Giovedì 18 Luglio 2024

Ruffini e la funzione sociale del teatro “Viva il politicamente scorretto. Solo così la satira può sopravvivere“

L’attore livornese parla dei prossimi impegni e del vecchio-nuovo spettacolo che promette scintille "Basta omologazione, basta sentirsi offesi per qualunque cosa, basta temere di pestare i piedi a qualcuno".

Ruffini e la funzione sociale del teatro “Viva il politicamente scorretto. Solo così la satira può sopravvivere“

Ruffini e la funzione sociale del teatro “Viva il politicamente scorretto. Solo così la satira può sopravvivere“

di Enrico Salvadori

LIVORNO

"Il teatro? Ha una funzione sociale, a maggior ragione in questo momento in cui bisogna abbattere l’omologazione, la volontà di non pestare i piedi a nessuno. La satira non si deve piegare a nulla, altrimenti non esisterà più". Pensieri e parole di Paolo Ruffini sempre più innovativo, pieno di idee e senza peli sulla lingua. Come impone la sua livornesità.

Paolo, riparte un’altra stagione teatrale e fortunatamente i fantasmi del lockdown sembrano lontani.

"Il teatro ha reagito subito alla grande dopo gli effetti devastanti delle prime ondate della pandemia. Non era facile perché il teatro spesso è una professione di fede, ti obbliga a interrompere la pigrizia della quotidianità. Ma è un grande social a livello culturale di cui non possiamo fare a meno e che soprattutto non morirà mai".

L’idea di “Io? Doppio” è sempre attuale. Tanto è vero che tu riproponi nella prossime stagione teatrale questo tuo cavallo di battaglia. Un fenomeno che attraversa i tempi e non conosce l’usura del tempo con gli esilaranti doppiaggi in livornese. Ma c’è una sottolineatura.

"E’ un lavoro a cui sono naturalmente affezionato. Quando una cosa diventa mitica sfugge anche all’autore. Ma il messaggio che voglio trasmettere in questa versione è quello dell’assoluta contrarietà al politicamente corretto. Attraversiamo un periodo davvero buio. La maggior parte delle cose che consideriamo divertenti non sarebbero possibili se chi si sente offeso sui social ci fosse sempre stato. Non esisterebbe Fantozzi che dava della cessa alla moglie e della scimmia alla figlia, o Nuti che cantava ‘tu c’hai le puppe a pera’ o Gianfranco D’Angelo con le sue battute a ‘Drive in’. Forse l’unico che non si fa condizionare è Checco Zalone, ma tutti stanno attenti a non pestare i piedi a nessuno e si autocensurano. Siamo diventati un popolo di offesi. Per assurdo, se facessi un film noir su un social killer dovrei specificare che non sono come lui. Tutto questo è sconcertante. Il politicamente corretto è una censura. Viva la trivialità. Tutte queste considerazioni sono al centro di un nuovo monologo che porto nello spettacolo".

Così le battute in dialetto labronico di Stallone e Pierce Brosnan allieteranno anche le feste di fine anno.

"Sarò il 26 dicembre al Verdi di Firenze e per San Silvestro al Verdi di Montecatini. Il mio sarà un teatro-panettone, con doppiaggi nuovi e come dicevo anche monologhi".

Ma non ti fermerai qui…

"Riprenderemo presto con i miei ragazzi il progetto Up & down che è uno spettacolo comico e commovente che racconta delle relazioni umane. Ci saranno novità. Poi sarò impegnato in ‘Quasi amici’ con Massimo Ghini che è l’adattamento teatrale dell’omonimo film francese e ci sta dando grandi soddisfazioni".