Le aziende italiane produttrici di piastrelle di ceramica rappresentano un’eccellenza internazionale e si distinguono per i loro alti livelli di efficienza, innovazione tecnologica e attenzione alla sostenibilità. È una industria che esporta l’85% della produzione nazionale in tutto il mondo e rappresenta, anche in termini di tendenze estetiche, il riferimento a livello internazionale. Queste imprese hanno realizzato negli ultimi cinque anni investimenti pari a 2 miliardi di euro per sviluppare e digitalizzare i propri impianti. Sono impegnate in un percorso di decarbonizzazione che necessita di tecnologie e combustibili oggi non...

Le aziende italiane produttrici di piastrelle di ceramica rappresentano un’eccellenza internazionale e si distinguono per i loro alti livelli di efficienza, innovazione tecnologica e attenzione alla sostenibilità. È una industria che esporta l’85% della produzione nazionale in tutto il mondo e rappresenta, anche in termini di tendenze estetiche, il riferimento a livello internazionale.

Queste imprese hanno realizzato negli ultimi cinque anni investimenti pari a 2 miliardi di euro per sviluppare e digitalizzare i propri impianti. Sono impegnate in un percorso di decarbonizzazione che necessita di tecnologie e combustibili oggi non disponibili, richiedendo un adeguato orizzonte temporale. In questo quadro – come spiega l’intervista al presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani – l’UE Emissions Trading System (ETS) e il ruolo assunto in esso dalla speculazione finanziaria determinano per il settore gravi effetti recessivi, erodendo la capacità di investimento delle imprese e compromettendone la competitività internazionale, mettendo a rischio di fallimento l’obiettivo di riduzione delle emissioni.

"Come cittadini e come imprenditori caldeggiamo vivamente l’ipotesi di decarbonizzare le diverse attività umane. L’obiettivo per tutti deve essere la riduzione drastica delle emissioni di CO2 al fine di salvaguardare la vita delle prossime generazioni sulla terra – dichiara Giovanni Savorani, Presidente di Confindustria Ceramica –. Per ottenere questo risultato non servono le ideologie, bensì le competenze e la scienza. Come associazione di imprenditori della ceramica abbiamo promosso una filiera che include le imprese della tecnologia e della produzione, le università del territorio e la Regione Emilia Romagna con i suoi enti di ricerca per progettare una transizione energetica che riduca le emissioni di CO2 senza perdere lavoro, mantenendo equilibri nei tempi e nei costi. La speculazione finanziaria, che adesso sta agendo, non riduce le emissioni di CO2, bensì farà perdere tanti posti di lavoro in Italia e in Europa, portando il lavoro del manifatturiero in paesi che non si pongono minimamente il problema delle emissioni".

Le piastrelle di ceramica hanno la prima norma internazionale di settore sviluppata dall’ISO per prodotti sostenibili. Sempre più i progettisti, le imprese edili e i produttori dei materiali da costruzione sono consapevoli dell’indifferibile necessità di azioni concrete per la riduzione degli impatti ambientali delle costruzioni e la creazione di spazi più sostenibili per la vita dell’uomo.

I materiali da costruzione con i loro processi produttivi e le loro diverse performance possono dare un importante contributo al raggiungimento di questi obiettivi e, per questo, assume un significativo rilievo la pubblicazione, avvenuta nello scorso mese di giugno da parte dell’International Organization for Standardization (ISO), del primo standard mondiale per definire cosa sia un prodotto sostenibile, che riguarda le piastrelle di ceramica. La nuova norma ISO sarà presentata a Cersaie, giovedì 30 settembre alle ore 15 presso la sala Concerto al Blocco B del Centro Servizi, nel convegno dal titolo ’Piastrelle sostenibili? Adesso c’è una norma ISO’.