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25 mag 2022

Moroder "Apriamo le cantine e il nostro cuore Oltre al vino, sarà protagonista il territorio"

La presidente Mtv delle Marche: "Finalmente si riparte, siamo felici di accogliere i visitatori, occasione di scambio interpersonale"

25 mag 2022
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Donatella

Barbetta

on apriremo solo le nostre cantine, ma anche il nostro cuore ai visitatori".

Serenella Moroder, 63 anni, presidente del Movimento Turismo del Vino Marche e proprietaria, assieme al marito Alessandro, dell’Azienda Agricola Moroder, all’interno del Parco del Conero, non nasconde l’entusiasmo per l’appuntamento di sabato e domenica, "sarà una festa", assicura, e dalle sue parole traspare la grande passione per il mondo del vino.

Presidente Moroder, che cos’è per lei Cantine Aperte?

"Una manifestazione ricca di emozioni positive e occasioni di scambio interpersonale. Finalmente si riparte, siamo molto felici di poter accogliere gli appassionati nelle nostre cantine: credo nell’empatia, nel rapporto che si instaura con i visitatori. Cantine Aperte è prima di tutto un viaggio, da affrontare con entusiasmo, e un percorso, da costruire scegliendo in anticipo le aziende da visitare, immaginando magari di inserire tra una cantina e l’altra anche una visita ai tanti luoghi di interesse che le nostre Marche ci regalano: arte, cultura e naturalismo sono elementi che fanno parte del modo di essere dell’enoturista".

Il vino che ruolo ha nella sua vita?

"È l’espressione del territorio e del vignaiolo e poi per me vuol dire amicizia. Studiavo Architettura a Roma e mio marito Medicina, ma quando ho visto l’azienda della sua famiglia e il posto in cui si trova me ne sono subito innamorata e ho pensato che invece di farla seguire dal fattore, come accadeva da tanti anni, sarebbe stato meglio entrare in campo in prima persona oppure venderla. E così abbiamo preso il coraggio a quattro mani e ci siamo trasferiti. Non me ne sono mai pentita, anche se alcuni pensavano che non ce l’avremmo fatta. L’azienda è stata comperata dai Moroder nel 1740 e i primi documenti che attestano la produzione di vino sono del 1837. Gli inizi non sono stati facili, noi non conoscevamo il settore, poi siamo stati affiancati da un enologo e adesso esportiamo in America, in Giappone, in Svizzera e in Germania.

E in azienda sono entrati anche i nostri due figli, Marco e Mattia".

Che cosa la colpisce dei visitatori di Cantine Aperte?

"Quando le persone fanno domande non solo legate al vino o alla tipologia dell’uva. Sono contenta nel momento in cui esce fuori la loro voglia di imparare, perché allora anche io imparo una cosa nuova. E mi fanno molto piacere le domande sul territorio".

Una in particolare?

"Una volta mi è stato chiesto come mai il Rosso Conero nasce in riva al mare".

Qual è il motivo?

"Deriva dal fatto che un tempo i contadini erano anche pescatori e infatti qui si fa una cucina sapida. Il brodetto all’anconetana è con il pomodoro. E l’influenza del territorio emerge anche nel Verdicchio, vino tanto importante per la nostra Regione e molto presente, ma in modo diverso. Tra il Verdicchio di Jesi, per esempio, e quello di Matelica c’è molta differenza, perché sono in aree diverse. Sono il territorio e la mano del vignaiolo a fare differenza".

In che modo?

"Quando si impianta una vigna bisogna tenere conto in particolare dell’esposizione, se il sole nasce e tramonta su di essa, e poi sono fondamentali la cura e le potature al momento giusto".

Che cosa si augura per questa edizione di Cantine Aperte?

"Dopo la pausa della pandemia, adesso tutti gli appassionati possono tornare a degustare in cantina, a sentire i profumi, godendosi il piacere supremo di un calice che ha in sé il seme della curiosità, della scoperta, della sorpresa. Ci sono mancati i momenti conviviali, ludici, di incontro e di condivisione, di divertimento e di conoscenza. E finalmente sono tornata a ordinare i calici per tutte le cantine delle Marche".

Quanti?

"Sono 17mila e la distribuzione è già iniziata. Da più di 15 anni ho reso obbligatorio il bicchiere di vetro: su ognuno c’è il logo del Movimento Turismo del Vino Marche e anche sulla tasca. Così abbiamo risolto il problema della sicurezza sanitaria e alleggerito il lavoro delle aziende. Tempo fa le cantine alla fine di una degustazione riprendevano il bicchiere per lavarlo dopo averlo cercato, perché a volte non veniva lasciato al banco di assaggio, ma su altri tavolini. Inoltre, il vino va servito nel bicchiere freddo, non caldo dopo il lavaggio. Adesso, invece, acquistando al costo di 10 euro calice e tasca nella prima cantina visitata, si potrà iniziare il proprio viaggio, con accesso alle aziende partecipanti ai due giorni della manifestazione. In ogni cantina ci sarà la possibilità di degustare gratuitamente degli assaggi di 3-5 etichette – a discrezione della proprietà – ai quali potranno essere aggiunte altre esperienze a pagamento, come le degustazioni di riserve".

Così il vino tornerà protagonista.

"Accanto al vino e alle cantine, a essere protagonista sarà anche tutto il nostro territorio. Come sempre, Cantine Aperte è anche l’invito a riscoprire una terra meravigliosa come quella marchigiana, dove storia, arte, cultura, enogastronomia si intrecciano nella narrazione di un racconto unico, fatto di quei colori e sfumature che la natura sa regalarci e di voci e memoria che colpiscono e incantano la nostra immaginazione. La manifestazione quest’anno ha il sapore di una ritrovata libertà, della quale ora possiamo apprezzare ancora più profondamente il valore. Spero tanto in rinnovato entusiasmo, in un forte coinvolgimento e in una piacevole condivisione".

Come presidente del Movimento Turismo del Vino Marche che cosa la rende orgogliosa?

"Il numero di cantine associate: sono 83 e così siamo al secondo posto dopo la Toscana e prima del Friuli Venezia Giulia.

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