Dusan Vlahovic, Attaccante Fiorentina
Dusan Vlahovic, Attaccante Fiorentina

"Fin da bambino mi divertivo a vedere i video dei gol di Batistuta: quando esulto lo imito ma lui rimane un mito irraggiungibile"

NATO A Belgrado
ETÀ: 19 anni
SQUADRA: Fiorentina
RUOLO: Attaccante

Offese gravissime in uno dei templi del calcio italiano, quello stadio «Filadelfia» appartenuto al Grande Torino e diventato patrimonio del calcio mondiale dopo Superga. Gli insulti erano diretti all’attaccante serbo della Primavera della Fiorentina, Dusan Vlahovic, autore di uno dei due gol con cui la squadra guidata da Emiliano Bigica aveva vinto per 2-1 sul Torino. Un episodio che ha fatto parlare molto nei giorni successivi e che ci si augura possa contribuire oggi a evitare che simili situazioni abbiano a ripetersi in futuro. Vlahovic era stato più volte offeso per le sue origini (dalle tribune si è udito distintamente «zingaro di m...»). L’attaccante gigliato non aveva reagito per poi festeggiare la vittoria, insieme ai suoi compagni, sotto il settore della tribuna dello stadio «Filadelfia». Ma a fine partita aveva confidato ai compagni: . A conferma della sua serietà, pochi giorni dopo lo abbiamo incontrato la sua prima vera intervista da quando gioca alla Fiorentina, e gli abbiamo chiesto se voleva tornare su quella maledetta domenica con tanto di offese razziste, ma il ragazzo ha preferito glissare sull’argomento. Anzi, ha dato dimostrazione di ulteriore umiltà ammettendo di aver voluto aspettare un po’ prima di fare l’intervista: «Il mio italiano in questi mesi è migliorato – dice - e in più speravo di avere finalmente qualcosa di cui parlare». Veramente, conoscendo meglio questo ragazzo ci si chiede come si possa attaccarlo così da una tricuna: senza sapere nulla della sua storia, della sua sensibilità, del suo carattere, del suo impegno e della sua scelta coraggiosa di mettersi sempre a disposizione di tutti.
Adesso infatti, smaltita la delusione per quanto accaduto, è il momento è propizio per raccontarsi. E magari per spiegare chi è Dusan, questo ragazzo che per la sua stessa semplicità è impossibile attaccare, tanto meno in quel modo e senza alcun motivo.
E la stellina della Primavera, reduce da dieci gol in dieci partite, ha scelto di farlo adesso. Ora che, assaporato il clima della serie A, si è rituffato con la stessa umiltà e voglia nel campionato Primavera, essendo in questo un vero esempio per tantissimi giovani.
Come è cambiata la sua vita da quando è tornato coi più giovani?
«Io gioco con disponibilità ovunque venga chiamato. Che sia in prima squadra, grazie alla quale sono cresciuto molto, o in Primavera. Dentro di me sento sempre la voglia di vincere e adesso coi miei compagni abbiamo la chance di arrivare primi: penso solo a questo, cercando di concentrarmi con tutte le mie energie sull’obiettivo».
L’esordio a San Siro e la prima da titolare a Reggio Emilia contro il Sassuolo sono state le sue tappe più importanti con la maglia della Fiorentina.
«Esordire in uno stadio come quello contro l’Inter è stata un’emozione unica, che mi porterò per sempre dentro. Qualcuno potrà pensare che la gara col Sassuolo sia stata un’occasione persa per me ma non dimentichiamoci che è stata una partita molto dura in un momento difficile. È stata una ulteriore occasione per crescere».
Ci spiega da dove nasce la sua esultanza da «cecchino»?
«Fin da bambino mi divertivo a vedere i video di Batistuta e ho sempre adorato la sua smitragliata sotto la curva, come quella fatta dopo un gol alla Juve qui al Franchi. Non mi permetterei mai di esultare come lui ma ho comunque scelto un modo simile di festeggiare».
A gennaio è stato davvero vicino alla cessione?
«Io sono felice di stare a Firenze e il mio unico obiettivo è sempre stato quello di giocare. Ho preferito farlo qui con la Primavera, piuttosto che altrove».
Intanto Vlahovic continua la sua strada con la Primavera, ma la sua speranza è che da qui alla fine del campionato Pioli lo riporti con la prima squadra. Perchè Dusan ha solo in testa una cosa, sfondare con il pallone. Dopo un promettente inizio di carriera con il Partizan Belgrado per la sua prestanza fisica era stato addirittura accostato a Ibrahimovic. Adesso è meglio guardare in faccia la realtà. Intanto la personalità di Vlahovic si è sviluppata a tal punto da non voler rispondere alle offese razziste che gli sono state lanciate al Filadelfia di Torino. Un segno inequivocabile di maturità, una precisa strategia per dare un calcio al razzismo. Finalmente.